Trenette al pesto a Capo Nord

Diario di viaggio 

Sembra che ci sia tutto, i giorni di ferie, la moto e gli amici, si può partire per il giro per antonomasia, il mitico Capo Nord, in realtà noi l’abbiamo preso come una conseguenza di un bel viaggio e consigliamo che sia cosi, come diceva qualcuno è meglio viaggiare che arrivare.

Ci siamo divisi ancora prima di partire, Gino, Bruno e rispettive consorti sono partiti il 15 Luglio mentre Patrizia, Gigi ed Io partiamo il 16, dobbiamo arrivare a Rostok in Germania per il 19 sera quando parte il traghetto per Tallin-Helsinki, abbiamo deciso di prendere la nave per due motivi: evitare di fare strade già fatte e guadagnare tempo da impiegare a cazzeggiare per Finlandia e Norvegia.

 

1° Giorno 16 luglio 2004

Abbiamo appuntamento con Gigi alle 9 di mattina (mai alzarsi troppo presto quando si è in ferie) nella area di servizio Gorsexio sopra Genova Mele e l’idea è di arrivare sino in Austria dalle parti di Bregenz o giù di lì, circa 500 km passando da Chiasso e il S. Bernardino, ci arriviamo vicino, infatti ci fermiamo nella gasthouse “Rose” di Dorbrin ad una decina di km da Bregenz ed abbiamo fatto 476 km, ceniamo abbastanza bene ( per intenderci mi vanto di essere una molto buona forchetta e i miei giudizi sui ristoranti sono improntati ad una certa severità), l’unica cosa che rompe è il caldo che si fa sentire anche da queste parti.


2° Giorno 17 luglio 2004
Decidiamo di fare una tiratina in autostrada alla faccia dei limiti italiani e di Lunardi e poi di fermarci nel primo paese di cui ci piace il nome, facciamo 629 km ed arriviamo a Bockeneim in una gasthaus gestita da dei bulgari giusto 20 secondi prima che una botta di acqua arrivi a rinfrescare l’ambiente, una corroborante doccia e una visita alla cittadina, becchiamo una coppia di connazionali che gestiscono una gelateria simil- artigianale ed andiamo a cena, oggi il giudizio è positivo, pensare che ci hanno fatto da mangiare dei bulgari che in effetti godono di ben poca stima culinaria, però onore a loro, abbiamo mangiato benino.

 


3° Giorno 18 luglio 2004
Cazzeggiando qua e la con la dovuta calma ci facciamo i 270 km che ci separano da Lubecca, la città è molto bella e val bene una visita un po’ più approfondita, magari utilizzando gli autobus scoperti con guida, indubbiamente la percentuale di verde pro capite è decisamente superiore a quella di un milanese o di un romano, bellissimo il parco con mega lago al centro della città, l’albergo che abbiamo trovato (facilmente e a un prezzo onesto)è proprio davanti ad un ristorante italiano gestito da un napoletano che se la tira da veneziano, in tutti i casi gli spaghetti allo scoglio erano passabili la pizza però era proprio alla tedesca, state attenti a pasteggiare con l’acqua minerale o più semplicemente ordinarla al bar, vi faranno del male (un bicchiere 3 euro), stiamo proprio facendo i turisti e facciamo anche una visita alla locale festa patronale o giù di lì,visitiamo la bellissima chiesa gotica e assaggiamo gli ottimi cervelatwurst accompagnati da una ottima chiara da più o meno 5 gradi.


4° giorno 19 luglio 2004
Il traghetto parte alle 17,30 quindi ci svegliamo tardi, facciamo una robusta colazione con la dovuta calma e poi dobbiamo correre per non arrivare tardi, in effetti i km da Lubecca a Rostok sono pochini ed arriviamo con un congruo anticipo, ritiriamo i biglietti prenotati e ci mettiamo ai piedi del barcarizzo siamo fra i primi ma in poco tempo la truppa dei motociclisti si fa corposa e a noi si aggiungono anche gli amici del pedale, incredibile c’e’ una famiglia finlandese di marito moglie e figlioletto di sette o otto anni ognuno con la sua bici che ne venivano dall’Olanda, cavolo veramente in gamba, il papà aveva una strana cosa a pedale che ci si sdraiava sopra, la mamma una bici normale con il carrettino e il piccolo aveva una strana bici senza forcelle anteriori che si infulcrava nel sottosella di quella del padre e contribuiva anche lui all’andazzo pedalando normalmente; comunque in poco tempo fra moto e bici di gente a due ruote ce ne erano ben bene.

5° giorno 20 luglio 2004
Il traghetto è una grossa nave della Silja Lines che tiene molto bene il mare e dotata di tutti i comfort, il problema è che è abbastanza cara, pur avendo prenotato con un buon anticipo, al momento della prenotazione di cabile “normali” non ce ne erano più, erano rimaste solo o le più economiche o le suite dal prezzo improponibile, il risultato è stato che ci siamo trovati a passare una notte (per fortuna l’unica) in un tugurio stile terza classe anni “800” e per di più vicinissimo ai motori con le conseguenze del caso, vi consiglio vivamente se userete quella nave di non andare a pranzo o a cena in uno dei ristoranti “fighetti”, ma di andare nel plebeo buffet (mangerete meglio spendendo meno della metà)e soprattutto andate a fare la colazione della mattina a buffet, per pochi soldi si fà una colazione senza fine; la nave arriva a Tallin, lì bisogna scendere e incredibile è obbligatorio fare la dogana, il che consiste nel passare davanti ai doganieri, uscire dal porto e rientrarvi da una altra porta dopo aver fatto un giro di una piazza di Tallin, a questo punto si può salire sul traghetto veloce che ci porterà a Helsinki che è posteggiato proprio a fianco di quello dal quale siamo appena sbarcati, tutta la manovra è proprio assurda.

 

Sul traghetto abbiamo fatto conoscenza con dei motociclisti che ne venivano dal gran premio di Germania e uno di loro ci ha accompagnato a un ostello della gioventù a Helsinki, che avevamo prenotato, senza di lui col cavolo che ci saremmo arrivati, ne abbiamo approfittato per fare un bel giro turistico della città, favolosa; tutta l’opposto dell’ostello della gioventù, un posto che definire un cesso è un complimento, molto caro e molto sporco, al terzo piano che con le valige piene è una faticaccia, in poche parole “mai più” e non per mancanza di spirito di adattamento, abbiamo dormito dappertutto ma farsi prendere per i fondelli proprio no.

6° giorno 21 luglio 2004
Partiamo da Helsinki direzione nord, verso Rovaniemi , usciamo facilmente dalla capitale e ci infiliamo in una stupenda sequela di boschi e laghi, arriviamo a Lahti dove ci teniamo sulla destra all’ incrocio, così perché ci era più simpatico, andiamo abbastanza veloci e non temiamo la locale polizia armata di telelaser, in seguito piangeremo per questa nostra molto poca furbizia; ci fermiamo un bel po’ di volte ad ammirare il paesaggio e nel contempo però maciniamo km, superiamo Jyvaskyla e sempre in mezzo a laghi e boschi arriviamo sul mare a Oulu, visto che è sempre chiaro e non siamo per niente stanchi tiriamo innanzi verso Kemi e poi in direzione Rovaniemi; passiamo in un paesino di nome Jaatila, sono giusto tre case che però comportano il limite di 60 km/h, io faccio i 94 e una pattuglia della inflessibile polizia locale me lo fa subito notare, quello che sembrava uno sgangherato pulmino si rivela essere un attrezzatissimo ufficio mobile dotato purtroppo di telelaser, la multa sarebbe di 1047 euro, ma in Finlandia hanno un furbo modo di stabilire l’entità della cifra, essa infatti varia a seconda del reddito, del nucleo familiare e del tipo di lavoro svolto dal “reo”, così a suon di balle la multa scala da 1047 a 120 euro, tra l’altro il poliziotto era la fotocopia di Mika Hakkinen, quasi quasi mi facevo fare l’autografo.

Tiriamo innanzi ed arriviamo ad una stazione di sevizio un po’ dopo la cittadina di Hirvas, come al solito approfittiamo al volo delle camere dell’annesso motel, una doccia corroborante e subito a cena nel ristorantino, mia moglie si prende anche la pizza fatta da una gentile pizzaiola,è stata la migliore pizza che abbiamo mangiato da queste parti, per il resto ne abbiamo già le tasche piene dei soliti hamburger o intrugli locali, ci rendiamo conto per la prima volta che alle 23 è ancora chiarissimo e la cosa ci lascia un po’ perplessi, ridendo e scherzando comunque oggi abbiamo fatto 767 km. 



7° giorno 22 luglio 2004
Oggi arriviamo di corsa a Rovaniemi, (una sessantina di km o anche meno) solitissime cavolate turistiche e souvenir vari, appiccichiamo il nostro adesivo ad un palo, foto e via verso il nord, la strada si fa deserta e finalmente vediamo la prima renna, proprio in mezzo alla strada, più a nord diventeranno una costante e bisognerà starci molto attenti, la strada è uno spettacolo ma il ricordo di ieri e di Hakkinen ci fa andare abbastanza nei limiti, però i paesaggi sono favolosi, la vegetazione varia abbastanza rapidamente e spariscono le betulle per lasciare il posto ad arbusti più bassi, incredibile come la gente vive da queste parti anche di inverno, le case sono distantissime l’una dalle altre e durante il periodo di buio non deve esserci poi una grande socialità da queste parti, ma mi sa che sotto sotto li invidio un po’, incrociamo per la prima volta un sidecar su meccanica MZ con carrozzino Velorex, lo ritroveremo più avanti.

Attraversiamo un bel po’ di quei bei paesini fatti di tre case e un distributore, tra l’altro ci fermiamo a mangiare in uno di questi e Gigi senza pensarci si prende dal distributore una birra, la commessa, solo dopo che l’ha stappata, gli ricorda che per chi guidaè assolutamente proibito bere qualsiasi tipo di alcolico e lui rimane un po’ perplesso e poi si prende una coca, ma si mette la birretta in una bottiglia di Gatorade con il tappo che aveva nel bauletto, così tanto per non buttarla via; superiamo le cittadine di Ivalo e Inari che sulla cartina saranno anche segnate in grassetto ma in realtà sono poco più che un piccolissimo borgo, pochissimo dopo Inari appena fuori dal villaggio di Kaamanen c’e’ il bivio che ci porterà in Norvegia a Karasjiok, se avessimo continuato saremmo arrivati in Russia.

La strada è uno spettacolo unico, proprio quella del rally dei mille laghi, favolosa, molto meno favolosa è la cittadina??? di Karasjok, quattro case, due alberghi uno dei quali per metà bruciato, un distributore, due snack bar e basta, noi andiamo a cercare le camere in uno segnato su una guida scaricata da internet, naturalmente era quello un po’ bruciacchiato, con la porta di ingresso che si teneva aperta con lo zerbino rotto al prezzo di 850 corone la doppia (più di 100 €) e con colazione fai da te in quanto ci hanno dato le chiavi della cucina e del frigo e ci siamo dovuti arrangiare, in compenso la sera siamo andati a mangiare nel locale ristorante Sami, mai decisione fu più scema, per un filetto di renna con una patata bollita che non sapeva di patata, più un po’ di cavolo bollito e una carota con un bicchiere piccolo di birra ci siamo visti sfilare di tasca l’equivalente di 51 euro a testa, roba da chiodi, in tutti i casi i km odierni sono stati 543.

8° giorno 23 luglio 2004
Oggi ci aspettano le trenette a Capo Nord, ci siamo sentiti per telefono con i nostri amici con il camper che sono arrivati alla rocca, fissiamo l’appuntamento per mezzogiorno e partiamo, la strada è sempre più uno spettacolo ma bisogna stare attenti alle renne che sono bellissime ma hanno il vizietto di attraversarti la strada di botto, frenando la voglia di fermarci ogni dieci minuti andiamo sparati verso capo nord, bello il tunnel sottomarino (chissà che brivido farlo in bici), gli ultimi dieci km non finiscono mai ma sono favolosi, pieghe da R1 e non da FJR, finalmente al punto di pedaggio vediamo Gino che ci sta riprendendo con la telecamera e sentiamo la Carla che ci urla di sbrigarci, ha appena buttato le trenette, abbiamo ceffato l’incontro per 12 minuti, dopo 8 giorni di viaggio non è male (Gino e soci erano partiti il 15) mitiche trenette al pesto originale ligure, due piatti da scoppiare, dopo le schifezze ingurgitate sino adesso ci sembrano il nettare degli dei, e beviamo anche acqua del passo del Faiallo e dolcetto originale di Dogliani, alla faccia dei norvegesi e dei loro abominevoli intrugli. Le solite foto di rito, il filmino (molto bello e coinvolgente), un po’ di souvenir (non si scappa) e poi si riparte per cercare un posto dove dormire, sicuro che dopo aver pagato per arrivare alla rocca, dover pagare nuovamente per andarsene, anche se la metà è proprio una cagata, stiamo attenti alle renne e anzi approfittiamo di un piccolo gruppo di cornute che sono in mezzo alla strada per fare delle foto ravvicinate e poi ripartiamo, arriviamo a Russenes e qui troviamo il solito motel-ristorante-souvenir-store-ecc- che ci accoglie e noi un po’ stanchi ne approfittiamo alla grande, oggi abbiamo fatto 400 km, qui ritroviamo il sidecar tedesco, lo guida un ragazzo sui 30 anni da solo, si chiama Karl Heinz, lo invitiamo a cena con noi e nonostante le difficoltà di lingua chiacchieriamo un po’ e ci racconta che tre anni fa in un incidente stradale ha perso sua moglie e adesso (se ho capito bene) sta ripercorrendo le strade che aveva fatto con Lei in moto, ci fa vedere la foto di Lei, la tiene sul cruscotto proprio sopra gli strumenti, incredibile la solitudine e la malinconia negli occhi di questo ragazzo.


9° giorno 24 luglio 2004
Salutiamo Karl Heinz, gli diamo i nostri indirizzi se passasse ancora in Italia (ci ha detto che con la moglie era stato ad Amalfi) gli appiccichiamo l’adesivo dei Road Snails sul sidecar ed iniziamo una tranquilla discesa della Norvegia in direzione delle isole Lofoten, abbiamo la voglia di vedere bene qualche fiordo e allora facciamo velocemente quel pezzo di strada pressoché quasi inabitato che da Russenes ci porterà nel fiordo di Alta, intendiamoci, pochi abitanti ma strade favolose, ti aspetti da un momento all’altro di vederti sorpassare da Ari Vaatanen o da Carlos Sainz in controsterzo pieno con le loro macchine da rally; il fiordo di Alta è immenso, se uno non lo vede non riesce a capire quanto è grande, noi lo abbiamo praticamente circumnavigato quasi tutto e ci abbiamo messo praticamente una giornata, questo fiordo è stato nella seconda guerra mondiale teatro di una delle pagine più tragiche del conflitto, il tentativo, riuscito , da parte degli alleati di affondare la corazzata tedesca “Admiral Von Tirpitz” gemella della più famosa “Bismarck”, con attacchi aerei americani e attacchi di minisommergibili inglesi del tipo dei nostri “mas”immergersi in inverno in quelle acque gelide c’e’ voluto un coraggio incredibile, casualmente imbroccando una stradina in mezzo ai boschi ci siamo imbattuti in un cippo che ricordava il sacrificio di 8 incursori inglesi che dopo essere riusciti a minare la nave sono stati scoperti e fucilati dai nazisti, viste le vicende attuali ci viene istintivo pensare che gli uomini non imparano niente dai loro errori passati, specialmente i “potenti”.
Troviamo da dormire in un distributore vicino al paesino di Olsborg che poi è vicino a Moen il distributore ha un bel ristorantino con le solite porcherie, tre cameriere carine e simpatiche e soprattutto delle “hitte” che sono le classiche casette a 4 posti letto con il cucinino e il bagno con doccia a un prezzo molto conveniente di circa 500 corone comprese le lenzuola che sono a parte, più o meno 40 euro, riesco a mangiare qualcosa che non è il solito hamburger annegato in salse assurde e mi mangio un bel piatto di “bacalao” che come dice la parola è baccalà con patate, anche discreto ma niente a che fare con lo stoccafisso alla ligure o il baccalà alla vicentina, non c’e’ niente da fare, questi non sanno fare da mangiare, il posto è abbastanza sperduto, dopo cena facciamo il giro del distributore, del deposito degli autobus, verifichiamo che i norvegesi sono molto più sporchi e disordinati di quanto la loro fama di paese civile porti a pensare (i bidoni pieni per metà di acqua con funzioni di posacenere era un bel po’ che non venivano svuotati ) e ce ne andiamo a dormire alle 10 di sera con un chiaro che più chiaro non si può.

10° giorno 25 luglio 2004
Oggi arriveremo nelle isole Lofoten, partiamo da Olsborg direzione sud con la dovuta calma e voglia di infilarci in posti non battuti dal turismo di massa, la moto per questo è l’ideale, teniamo a vista la E6 per non andare troppo fuori strada e in mezza giornata arriviamo a Bjerkvik dove c’e’ il bivio per le Lofoten, la strada a questo punto è abbastanza obbligata, si tratta della E10 con le varie deviazioni che portano nei paesini, un po’ volendo e un po’ involontariamente di queste deviazioni me prendiamo parecchie e non ci possiamo lamentare, vediamo degli scorci che i turisti della Costa Crociere con i loro pullman non vedranno mai. Le varie isole delle Lofoten sono ormai collegate fra loro con dei caratteristici ponti, a parte un’ piccolo tratto di mare dove senza alcun preavviso infilandoci in una all’apparenza innocua galleria scavata nella nuda roccia e al buio ci si infila letteralmente sotto il mare e ce se ne rende conto solo quando si è dall’ altra parte, proprio un bello scherzo, ma nel frattempo avremmo anche girato un po’ le isole Versteralen che sono collegate alle Lofoten da un piccolo e veloce traghettino.

La fermata a Ramberg è coatta in quanto noi volevamo arrivare ad A dove ci aspettavano Gino e gli altri con il camper, ma un deciso e improvviso acquazzone ci fa decidere per una specie di “pescaturismo” ( un pescatore che affitta le camere di casa sua) troppo simpatico e carino, smette dopo poco di piovere e ne approfittiamo per fare due o tremila passi tanto per vedere da vicino il mare e vediamo anche l’alta marea che sale, scopriamo anche quanto sono chiacchieroni i gabbiani locali, i nostri stanno più zitti, veramente un bello spettacolo, c’e’ anche una specie di supermercato ben rifornito e noi rimettiamo a posto le scorte di saponette e shampoo che erano praticamente finite, oggi i km sono stati 460 più o meno.


11° giorno 26 luglio 2004
Girovaghiamo per tutta la mattina per le Lofoten, visitamo il paesino di A dove riesco a sfottere un gruppo di tifosi di Max Biaggi dopo la batosta della domenica precedente e poi andiamo a pranzo a Moskennese dove poi prenderemo il traghetto per Bodo sulla terra ferma, mangio un gustosissimo salmone alla griglia e con calma aspettiamo il traghetto, mentre butto giù il salmone una tipa ci cerca un po’ trafelata e ci dice che ci ha dato una botta nella moto davanti all’ imbarcadero, Gigi va a vedere e in realtà la cara Kristine, ragazza motociclista svizzera aveva semplicemente un po’ rigato una valigia dell’Honda di Gigi, praticamente senza arrecare alcun danno, grazie comunque per l’alto senso civico della ragazza, dopo un po’ ci imbarchiamo e appena fuori dalla piccola baia del porto ci becca un mare ma un mare che fa andare su e giù la tinozza su cui siamo imbarcati in una maniera troppo forte, morale della favola il buonissimo salmone appena mangiato finisce la sua storia lungo la murata di dritta della piccola nave, mia moglie non patisce niente, Gigi invece riesce a cavarsela con artifizi psicologici vari e poi non riesco a capire come facciano gli indigeni a ingozzarsi di hamburger e birra con un mare cosi grosso senza vomitare pure l’anima.

Finalmente la tortura finisce ed arriviamo nel porto di Bodo, è quasi sera ma fa ancora un chiaro bel chiaro e decidiamo di fare un po’ di km alla faccia del mio mal di tutto, infatti sino ad adesso abbiamo fatto ben poca strada, circa 100 km e possiamo tirare innanzi, in tutti i casi comunque il mio stomaco decide che la cittadina di Fauske sarà la nostra tappa odierna, incontriamo e facciamo due chiacchiere con dei ragazzi milanesi che stanno anche andando a capo nord ma in macchina e quindi appena vediamo un albergo nel centro ci infiliamo dentro infischiandocene se è notevolmente salato, devo fare assolutamente una robusta doccia, si sentono notevolmente gli effluvi della vomitata barcaiola e poi sono anche un po’ mal preso, comunque non sia mai detto che si rinunci alla cena, così appena lavato ci infiliamo nel ristorante, non c’e’ niente da fare anche nei ristoranti fighetti non si mangia come il buon signore comanda, solo i dolci sono da lode (tra l’altro erano anche a buffet, quindi).


12° giorno 27 luglio 2004
Partiamo abbastanza tardi, verso le nove passate e ci dirigiamo con calma verso Mo I Rana, il paesaggio sta cambiando velocemente e notiamo che da queste parti c’e’ un po’ meno sporco che più a nord, stiamo attraversando un tratto relativamente interno della Norvegia e si incontrano fiumi e laghi, per caso prendiamo una stradina laterale rispetto alla statale che stiamo percorrendo e con una bella dose di fortuna ci imbattiamo in un tratto di un fiume abbastanza grosso che ha un bel tratto di rapide mica male, nell’ansa c’e’ anche un ristorante,è quasi mezzogiorno e l’equazione è bella che risolta, ci mettiamo a mangiare sulla veranda guardando i salmoni che stanno risalendo le rapide, uno spettacolo da non perdere, come era logico prevedere anche quà si mangia all’americana ( da cani) e dopo un po’ il mio stomaco che ormai si sta ribellando e cerca di dimenticare tutto quello che gli infilo dentro facendomi 

addormentare, se non voglio dare una facciata da qualche parte ci dobbiamo fermare anche se sono solo le quattro del pomeriggio, troviamo una stazione di servizio con motel subito dopo Majavatn, sembra proprio il classico paese del west americano, c’e’ anche la stazione ferroviaria ma non sappiamo a cosa serve, non c’e’ neanche una casa in vista, la qualità delle camere lascia un po’ a desiderare ma non ci facciamo caso, naturalmente la cena nonè una cena però sono troppo mal preso e ho bisogno di una notte di sonno, oggi abbiamo fatto 362 km, buona notte a domani. Una cosa mi ha dato molto fastidio, nel ristorante a Fauske vi era anche fra le varie portate la carne di balena e in questa specie di motel c’erano purtroppo imbalsamati sia un orso che un lupo, spero che a coloro che hanno ucciso queste povere bestie venga un tumore al culo.


13° giorno 28 luglio 2004
La sera precedente sotto un ombrellone del motel un motaro locale ci consiglia una volta arrivati a Trondheim di abbandonare la E6 e di prendere la statale 30, ci dice che è molto meno trafficata e più bella, ha perfettamente ragione, il traffico vicino a Trondheim è molto intenso, invece nella statale sparisce come di incanto, la strada completamente al di fuori degli itinerari classici è praticamente deserta e ci consente di mantenere medie di tutto rispetto, salvo poi mangiarci tutto il risparmiato in soste nei bar che ci sono qua e la, a chi interessasse la statale 30 inizia a Storen e si ricollega alla E6 nella cittadina di Tynset.

Indovinate un po’?, andiamo a dormire nel solito motel, però questo che si trova vicino al paesino di Rudstadtè proprio fighetto, ha addirittura il campo da mini-golf, in tutti i casi è una struttura nuova, molto accogliente e le camere sono di categoria superiore, così come il servizio e le addette alla reception, infatti ci facciamo prenotare il traghetto da Oslo a Kiel e lo fanno velocemente e cortesemente, solo la cucina è purtroppo tragicamente di livello norvegese.

Per oggi i km sono stati più o meno 672.


14° giorno 29 luglio 2004
Oggi raggiungeremo Oslo, purtroppo impegni di lavoro un po’ imprevisti mi faranno saltare il giorno di riposo in questa bellissima città, ma non c’è niente da fare, abbiamo la cabina-loculo prenotata sul traghetto della Color Line che parte nel primo pomeriggio e quindi questa sarà una breve tappa di trasferimento verso il porto della capitale norvegese, invero la cabina loculo della Color è molto meglio della corrispettiva della Silja Lines dell’andata, i km odierni saranno circa 170, arriviamo facilmente nella capitale norvegese e molto facilmente imbrocchiamo la strada che porta al porto, ritiriamo i biglietti prenotati dall’albergo la sera prima e ci accodiamo ai numerosi motociclisti di ogni dove che hanno avuto la nostra stessa idea, l’uscita dalla baia di Oslo è grandiosa, veramente uno spettacolo passare per più di 2 ore con la nave vicinissimo a isole e isolette, la baia è immensa a ben protetta dal mare.

La nave è meglio del pur ottimo traghetto della Silja e facciamo compere nel duty free shop, i soliti ricordini e le ultime cartoline per gli amici che ci eravamo dimenticati, finalmente una cena quasi come si deve (a buffet, grandiosa) e ci infiliamo nelle cuccette abbastanza stanchi comunque devo dire che questa parte del giro non mi è piaciuta tanto e poi sento veramente la mancanza della cucina italiana, quindi complice i problemi lavorativi, sono contento di rientrare in Italia.



15° giorno 30 luglio 2004
Usciamo facilmente da Kiel e prendiamo la A 215 che pio si collega alla A 7 che sarà la via maestra per tornare a casa, innanzitutto che bello non avere limiti di velocità sarà un nostro personalissimo tarlo ma il sapere di poter tirare un po’ senza l’assillo delle varie polizei ci fa felici; il paesaggio della Germania del nord mi piace molto e velocemente facciamo una bella tirata in mezzo ai campi coltivati , sarà ma mi sento già un po’a casa, mi stavo dimenticando del porto di Amburgo e del tunnel che passa sotto l’Elba, impressionante il tunnel e immenso il porto, con dei canali di attracco dove le navi possono addirittura fare manovra, veramente grande.

Comunque oggi ci facciamo una tirata da quasi 480 km e arriviamo in un paesino che mi sono dimenticato il nome, ci siamo fermati lì solo perché aveva se ricordo bene un nome simpatico chiediamo all’unica gasthof che c’è se hanno delle camere, ci dicono di no e ci accompagnano in un paesino che dovrebbe essere lì vicino, in realtà facciamo un bel giretto nei boschi, di queste quattro case mi ricordo il nome, si chiama Buchenwarra e andiamo ad alloggiare in una piccola gasthouse pulitissima a soli 25€ la doppia, compresa una colazione galattica, altro che l’albergo sbruciacchiato di Karasjok, andiamo a cenare dal tipo che ci ha portato qua e ci facciamo una cena che finalmente si può definire “buona”sotto un bel pergolato nel più assoluto relax, ci voleva proprio e ci facciamo anche due passi prima di andare a dormire, che bella la casetta del vicino di casa della gasthaus, aveva un giardinetto con tre conigli, due gatti e un cagnetto più un paio di grossi toponi che credo si chiamino nutrie o forse mi sbaglio però era bello vedere i suoi due figli giocare con questi animaletti. 


16° giorno 31 luglio 2004
Siamo partiti all’inizio con calma verso l’Austria ma mentre ci avviciniamo all’Italia mi viene un desiderio, andare a mangiare roba italiana, detto fatto acceleriamo un po’ però sia ben chiaro a mezzogiorno ci fermiamo a mangiare, non si salta certo il pranzo, infatti ci fermiamo nell’hotel Rose a Dorbrin dove ci eravamo già fermati all’andata, in realtà Gigi era un po’ ( anche io ma non ditelo a nessuno) stanco e potevamo anche fermarci lì a dormire ma non vi erano camere libere così abbiamo deciso di fare lo Spluga e rientrare in Italia per mangiare finalmente qualcosa di buono.

Partiamo con calma da Dorbrin dopo pranzo e ci incamminiamo verso il S. Bernardino, più o meno a metà dello stesso vi è la deviazione a sinistra per lo Spluga, il pezzo lo conosciamo ben bene e lo facciamo veloce, usciamo un po’ prima dell’uscita dedicata per lo Spluga e ci facciamo un po’ di tornanti per cercare di ri-arrotondare le mie gomme spiattellate dalla troppa autostrada e poi prendiamo la direzione del passo, proprio ai piedi della salita vi è un bellissimo paesino svizzero, sia io che mia moglie abbiamo sete e ci fermiamo in un baretto a prenderci due bicchieri a acqua minerale, in svizzera la usano anche come riserva bancaria, porca puttana, i due bicchieri ( che erano di quelli piccoli ) ce li hanno fatti pagare 5 euro, 10.000 lire, che vadano a cagare i bar svizzeri con tutta la svizzera attaccata.

Arriviamo in cima al passo e cominciamo a cercare un albergo per la notte, non c’e’ posto da nessuna parte, anzi ci guardano anche con sufficienza, bene noi tiriamo innanzi e ci infiliamo in Val Chiavenna, al secondo tentativo nel paesino di Isola frazione di Madesimo troviamo un bel alberghetto in cima alla salita, non mi ricordo il nome ma vedrò di trovarlo, tutti devono sapere che è un posto di merda dove si mangia malissimo e che ti danno delle porzioni che fanno ridere, bella fregatura per noi che abbiamo fatto la bellezza di 670 km per venire a mangiare in Italia, però a dire il vero le camere erano pulite e belle, ma la cena…….


17° giorno 1 agosto 2004
Oggi ci dividiamo, io e Patrizia facciamo ritorno a casa, Gigi invece prolunga le vacanze di un giorno e va un po’ sul lago a trovare degli amici conosciuti all’Alpiraid , partiamo con calma verso le nove di mattina, ci auguriamo di non tornare mai più in questo posto e tiriamo innanzi verso Genova, facciamo Lecco, Monza e naturalmente ceffiamo l’unico svincolo segnalato per la tangenziale e ci troviamo in viale Zara a Milano, non ci siamo persi in posti a noi sconosciuti e ci perdiamo a Milano, incredibile, comeè incredibile che la strada giusta per uscire dalla metropoli ce la indichi un marocchino in una Mercedes nuova fiammante, almeno lui è stato gentile, finalmente sulla tangenziale un occhio alle pattuglie della stradale e facciamo una sola tirata sino a casa, la vacanza purtroppo è finita , mi sa che ci mancheranno i bellissimi posti che abbiamo visto, oggi come ultima tappa abbiamo fatto più o meno 300 km e in tutto saranno stati circa 7.000 ricordando che abbiamo risparmiato un bel po’ di strada (almeno 1.600 km circa) grazie ai traghetti e se devo dire non abbiamo neanche speso quella folle cifra che credevamo, ma farò i conti quando arriveranno gli estratti conto della carta di credito, vedremo, bel giretto comunque.

Naturalmente non mi sono dimenticato dei nostri amici con il camper, Gino Mauro e gentili consorti dovrebbero essere a questo punto in Germania anche loro sulla strada del ritorno più di noi hanno visitato anche Bergen che noi abbiamo saltato, li aspettiamo al bar come al solito con lo stoccafisso che abbiamo comperato alle Lofoten e che loro gentilmente ci stanno portando a casa, non sarebbe stata una buona idea legarlo sui bauletti per tutta quella strada, sai quanti gatti ci sarebbero venuti dietro.

Prenotazione hotelHotel, bed and breakfast, apartment-venere.com
Destinazione:
Arrivo:
Partenza:
Persone: Camere:
Autore:  

Gigi, Patrizia e Gianfranco - www.roadsnails.it

Data:  

Agosto 2004

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