I grandi laghi dell'alto Lazio

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Tuscia: alla scoperta delle antiche civiltà etrusche e romane vissute attorno ai grandi laghi dell'alto Lazio.

ROADBOOK

 

In sintesi

Percorso breve ma di interesse storico ed artistico, a tratti collinare con interessanti deviazioni non descritte nell'articolo.

Altitudini

Dislivello irrilevante

Lunghezza

174 Km

Tempo

4 ore

Dal casello di Orvieto sulla A1, prendiamo a destra in direzione della città di Orvieto, sopportando il traffico intenso. Troviamo alla prima rotonda le indicazioni per Bolsena e le seguiamo. A malincuore resistiamo alla tentazione di visitare, seppur fugacemente, lo splendido duomo perché l'abbiamo già visto tutti. Ma se siete in zona ed è tempo per una pausa di caffè, andate a godervelo in uno dei bar con vista sulla facciata del duomo; vorrete ritornarvi ogni volta che passate nei dintorni.

Un paio di chilometri sono sufficienti per allontanarci dal traffico  per trovare sulla sinistra la strada per Bagnoregio. L'indicazione dice che siamo a 18Km dalla prima meta, ed il bel viale alberato che accompagna la prima parte della salita è alquanto gratificante. Un su e giù collinare movimenta il tragitto in mezzo al verde con rari attraversamenti di piccole frazioni. Ben asfaltata e non troppo stretta, la strada si percorre bene ad andatura turistica.

Arrivati a Bagnoregio, ad un incrocio che sembra all'uscita del lungo paese intravediamo a sinistra l'indicazione per Civita. Seguendo i cartelli attraversiamo il lungo centro storico di Bagnoregio facendo attenzione al pavé che sollecita le sospensioni. Verso la fine dell'abitato, si gira a sinistra e si scende fino ad un capiente e gratuito parcheggio sotto al ponte di accesso a Civita di Bagnoregio, città fondata dagli etruschi circa 2500 anni fa. Due passi per sgranchirsi le gambe portano a questo interessantissimo nucleo di case arroccate su uno sperone di roccia tufacea dove si respira la magica atmosfera medievale e dove si trovano bar, ristorante e bruschetteria.

Ritorniamo sui nostri passi attraversando di nuovo Bagnoregio lungo un percorso diverso dall'andata (due vie a senso unico). Passiamo di fianco al museo Pietro Taruffi che ospita una raccolta di auto, moto d'epoca, documenti e altri cimeli legati alla figura del celebre pilota e raggiungiamo di nuovo la strada per Viterbo. Attenzione, giunti alla stazione dell'Api, è necessario girare a destra; non v'è alcuna segnalazione visibile per Bolsena fino a dopo lo scollinamento.

Larga e veloce, la strada verso Bolsena ci propone una bella panoramica sul lago sottostante; siamo nel mezzo del complesso vulcanico Vulsinio, con i monti Volsini e il lago di Bolsena nella caldera principale del complesso. Per godere la vista migliore del lago, è consigliata una deviazione a Montefiascone, nella parte sud-orientale, non coperta da da questa descrizione. Invaso di origine vulcanica e detto anticamente “Lacus volsiniensis”, ha una superficie di 114 km² e una profondità media di quasi m 150. Noto per la bellezza e la pescosità, fornisce anguille, coregoni, carpe, tinche ed offre gite in barca alle isole. I buongustai sanno ora come orientarsi.

L'ingresso di Bolsena è tortuoso e ripido; si scende verso il lungo lago costeggiando la parte antica della cittadina che rimane sulla nostra destra. Si arriva ad un comodo parcheggio vicino all'ingresso della parte antica e a poche centinaia di metri dalla preziosa basilica di Santa Cristina, che, tra le altre cose, ospita un pregevole polittico di Sano di Pietro.

Lasciamo Bolsena in direzione nord lungo la Cassia, circumnavigando il lago in senso antiorario, seguendo le indicazioni per Siena, sotto lo sguardo austero della La rocca Monaldeschi della Cervara che ci osserva dall'alto sulla nostra destra all'uscita di Bolsena. Pochi chilometri e lasciamo la confortevole Cassia per girare a sinistra seguendo le indicazioni per Gradoli e Saturnia. Più stretta e curvosa della Cassia, questa statale 489 segue l'andamento delle colline, ma non si alza mai abbastanza per farci ammirare il panorama del lago che rimane nascosto dalla vegetazione.

Passato Gradoli, c'è la possibilità di continuare lungo il lago su una strada sterrata, basta girare a sinistra seguendo l'indicazione del cartello marrone per il lago. Con il mio gruppo, tuttavia, abbiamo rinunciato perché minacciava pioggia e non volevamo trovarci impantanati con le moto da strada. Continuiamo pertanto a seguire la bella e veloce strada per Saturnia fino a trovare la Statale Castrese 312 con l'indicazione per Valentano, che prendiamo a sinistra.

Raggiungiamo Valentano lungo la statale 312, essenzialmente diritta e pianeggiante; all'ingresso del paese ci consente di girare a sinistra in direzione di Capodimonte (altra meritevole deviazione, se il tempo lo consente) e, dopo qualche centinaio di metri, giriamo a destra sulla provinciale 13 Piansanese verso Piansano. Anche questo tratto in mezzo alla campagna è pianeggiante e tendenzialmente rettilineo, ma l'andatura è interrotta improvvisamente dall'attraversamento di piccole vallate causate dall'erosione degli affluenti del lago. In queste occasioni ci si trova a fare una curva a 90° a destra, poi si scende verso il fondo della valletta dove una curva a sinistra a 90° ci fa accedere al ponte, poi un'altra curva a 90° a sinistra immette sulla risalita alla fine della quale una curva a 90° a destra ci reimmette sulla strada. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che finché non ci si arriva addosso non si vede la valle, e quindi non si intuiscono le curve e si rischia sempre un dritto, almeno alla prima.

Piansano non si spreca nell'invitarci ad una sosta, e proseguiamo in direzione di Tuscania su questa provinciale che diventa più interessante, dal punto di vista della guida, attraversando una zona collinare. Siamo circondati da pascoli e coltivazioni di tabacco. Oltrepassiamo anche Arlena di Castro, appena interessati dai due tornanti in mezzo al paese, sempre in direzione di Tuscania.

Ai margini della Maremma Viterbese, la città etrusca di Tuscania è circondata da varie necropoli che testimoniano l'antica antropizzazione della zona. Eretta su uno sperone tufaceo, il turrito centro medievale è tra i più belli della regione. Due passi dopo aver parcheggiato nei pressi di una delle porte d'ingresso, consentono di attraversare il centro e raggiungere il bordo che guarda in direzione di Roma e Vetralla, che raccoglie alcune delle costruzioni più antiche e meglio conservate e da dove si gode la vista dei dintorni e si ha un'idea della posizione dominante sul territorio. Chiese, fontane e numerose vestigia di epoca etrusca rendono Tuscania una sosta obbligata per chiunque si interessi all'arte e alla storia del nostro bel paese.

Lasciamo Tuscania in direzione di Vetralla, attraversando pascoli e campi di cereali percorrendo strade relativamente diritte e ben tenute. Raggiungiamo Vetralla sotto la pioggia. Dico questo perché l'opinione che sto per esprimere potrebbe essere condizionata da questa situazione. Il paese ci appare adagiato su un lungo colle, grigio e tetro. Saliamo e lo attraversiamo tutto in cerca di un hotel; arrivati dall'altra parte, ci fermiamo per scambiarci le impressioni. Ci guardiamo tra le visiere sgocciolanti e poi azzardiamo "E noi dovremmo passare la sera qui?!?". Risposta in coro: "Nooooo!!!". E, a torto o a ragione, si continua sulla Cassia in direzione sud.

Dopo Vetralla troviamo Cura di Vetralla, in festa per la sagra del porcino. Infastiditi dal traffico che ci persegue fino al vicino Botte, non ci lasciamo sopraffare dalla gola, e proseguiamo in direzione di Capranica, dove al secondo tornante in paese proseguiamo diritto infilando la provinciale 35 in direzione di Ronciglione. 

Cambia improvvisamente la natura intorno a noi; la strada diventa molto bella mentre segue l'andamento delle colline, attraversa foreste e scorre in mezzo a estese coltivazioni di nocciole, che scopriremo poi trovano uno sbocco commerciale nell'industria dolciaria di Perugia. A tratti, alti alberi abbracciano la strada a formare una galleria verde molto suggestiva; i chilometri che ci separano da Ronciglione volano in un lampo.

Abbiamo girato intorno al lago di Vico che si trova al centro del comprensorio dei Monti Cimini, ma la vegetazione che lo circonda ce l'ha finora nascosto alla vista. Né abbiamo miglior fortuna arrivando a Ronciglione; il paese non ci attrae e non troviamo un punto di osservazione per vedere il lago. In effetti, quest'ultimo è immerso in una riserva naturale con accessi estremamente limitati. Puntiamo a Punta del lago, dove troviamo in effetti accesso all'acqua, ma, forse complice il maltempo che imperversa, non ne cogliamo la magia.

Ritorniamo verso Ronciglione fino alla provinciale per Viterbo e qui giriamo a sinistra in direzione della città, lasciandoci cullare dalle curve ed i saliscendi del lungolago collinare. L'idea sarebbe di andare a Soriano nel Cimino, che da sola meriterebbe una sosta, per poi salire sul monte Cimino a vedere la curiosità del "sasso menicante" (o "naticarello"), un grande macigno ovoidale che si regge in bilico, da secoli, su una stretta base di appoggio. È sufficiente far leva con un semplice bastone per farlo oscillare sensibilmente. Avvicinandoci alla zona, tuttavia, il maltempo ci guasta di nuovo la festa e rinunciamo a fronte di un rientro a casa più tranquillo ed in sicurezza. Sarà per la prossima volta, fa parte del gioco dei motociclisti.

Arrivati a Viterbo, seguiamo le indicazioni per Orte e l'autostrada, che raggiungiamo lungo la confortevole SS 204.

Prenotazione hotelHotel, bed and breakfast, apartment-venere.com
Destinazione:
Arrivo:
Partenza:
Persone: Camere:
Autore:  

Marco Springhetti - www.selectrom.com  in collaborazione con i soci del Pan European Club Italia

Data:  

Settembre 2005

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