Val Taleggio e Val Brembana

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Nelle Alpi Orobiche, risaliamo la Val Taleggio, ci godiamo la vista del lago di Como, scaliamo il passo San Marco e ridiscendiamo la Val Brembana visitando Cornello del Tasso.

ROADBOOK

 

In sintesi

Strade generalmente facili, raramente strette, ripide o male pavimentate. Possibili difficoltà di rifornimento. Velocità limitata. Molto panoramico

Altitudini

Passo San Marco, 1992 m

Lunghezza

240 Km

Tempo

6 ore

Lasciamo l'autostrada A4 all'altezza di Dalmine, famosa in passato per le sue industrie siderurgiche delle quali restano visivamente scomodi anche se attivi capannoni vicino all'autostrada. Ci inoltriamo un po' frastornati nel caotico traffico delle strade di questa laboriosa parte d'Italia, in direzione nord verso la Val Brembana. L'arteria, diritta e con qualche semaforo qua e là, ci porta velocemente (traffico permettendo) a Villa d'Almè, dove all'incrocio in paese si gira a sinistra, seguendo sempre le indicazioni per la Val Brembana.

Dopo Villa d'Almè la strada inizia a farsi interessante, ma la marcia è ostacolata dal traffico fino a Zogno (paese ricco di musei e dove si può ammirare la grotta delle meraviglie aperta alcune domenica dell'anno) dove sembra dissolversi nel nulla. Qualche chilometro di curve ed arriviamo al famoso centro termale di San Pellegrino Terme sorto nel punto più stretto della Val Brembana noto anche per le sue acque minerali. Due gallerie consentono di superare il paese senza rallentare e di proseguire velocemente verso San Giovanni Bianco. Siamo immersi in un paesaggio caratterizzato dai ripidi fianchi delle vallate solcati da aspre gole e da alte cime brulle, il tutto che concorre a dare un'immagine di durezza. E' forse questa impressione di durezza che ha plasmato il carattere degli abitanti del luogo, a prima vista chiusi e riservati, quanto disponibili e concretamente generosi nel momento in cui si rivolga loro la parola e un sorriso.

San Giovanni Bianco ci accoglie con la sua voglia di ricordare la sua storia, ma i suoi ricordi sono piuttosto sbiaditi. La strada si restringe in prossimità del centro, e, poco dopo la chiesa la cui facciata resta sulla strada sulla nostra destra, troviamo l'incrocio con, a sinistra, l'indicazione per la Val Taleggio.  Entriamo quasi subito nella Val Taleggio imboccando lo spettacolare orrido lungo qualche chilometro, sul fondo del quale corrono affiancati la strada ed il torrente Enna. Corriamo incantati in un budello sinuoso costretto tra alte pareti rocciose che a tratti ci sovrastano.

 

Pizzino visto dalla Corna

Biforcazione del lago di Como

Vista dal passo San Marco

Camerata Cornello: ingresso

Camerata Cornello: passaggio

Camerata Cornello: passaggio

Sbucati al sole alla fine dell'orrido, ci si trova nel territorio di Taleggio, zona di produzione dell'omonimo formaggio. Saliamo fino a Sottochiesa, dove ci colpisce l'indicazione sulla destra di un torre romanica. Indagando, scopriamo che esistono una torre campanaria dalle bifore romaniche e una colonna del 1609 a ricordo della fedeltà alla Repubblica di Venezia. Giriamo, quindi, per esplorare queste bellezze storiche, ma purtroppo non c'è modo di fermarci, e decidiamo di continuare, anche perché il parcheggio a qualche centinaio di metri di distanza risulta scomodo a causa dell'abbigliamento tecnico. La salita ci propone come meta un gruppo di case su un cocuzzolo. Continuiamo incuriositi seguendo le indicazioni per Pizzino.

Frammenti di storia popolare a PizzinoRaggiungiamo il paese in zona panoramica e scopriamo che a sinistra della chiesa arrivando, la strada va a morire ai piedi della Corna, uno sperone roccioso con incollate intorno alcune case dimenticate dal tempo. Si sale sulla cima in 2 minuti, ma la delusione è tanta nello scoprire che alberi e arbusti impediscono la visuale a 360 gradi. Forse in autunno avanzato, a foglie cadute, si gode meglio il panorama. Nel frattempo, abbiamo ammirato il lavoro di una signora che lavava i panni al lavatoio pubblico, una scena che forse solo gli utraquarantenni portano memoria nel loro passato giovanile.

Scendiamo da Pizzino lungo la strada principale tenendo la destra, e, arrivati all'incrocio con la statale, giriamo di nuovo a destra in direzione di Olda. La statale ci permetterebbe di aprire un po' per qualche chilometro fino al paese che ci accoglie con alcune case dall'aspetto raffinato, ma ci deve essere la fiera degli imbecilli in questi giorni da queste parti: macchine parcheggiate in curva senza motivo e gente che chiacchiera amabilmente in mezzo alla strada in totale ignoranza delle più elementari leggi dell'educazione e della prudenza consigliano un'andatura cauta. All'uscita di Olda troviamo sulla destra il bivio per la Valsassina-Vedeseto. 

La Valsassina inizia dopo Vedeseto, in corrispondenza dell'ingresso nella provincia di Lecco. Si tratta di una valle stretta, ricca di vegetazione e povera di abitazioni. Qui la strada diventa stretta e male asfaltata. Un ponte crollato ci costringe a qualche centinaio di metri di sterrato lungo la zona dei lavori di ripristino. La bella strada - ma attenzione alle buche - sale in un faggeto che ci protegge dal sole. E' suggestiva, questa strada, con i paracarri in pietra ormai diventati rari e qualche scoiattolo che la attraversa qua e là, forse poco abituato al traffico che è costituito da qualche moto e qualche bicicletta.

In prossimità del Passo della Culmine di San Pietro a circa 1300 metri, allietato dalla presenza di un paio di ristoranti, la strada si allarga improvvisamente fin dopo lo scollinamento con una bella vista dei dintorni. Dopo qualche passaggio scavato fra le rocce il tracciato si restringe di nuovo e l'asfalto ritorna rovinato come la salita. Si continua a scendere con la valle a dirupo sulla sinistra, curva dopo curva.

Moggio ci accoglie con dei condomini allucinanti. Non ci passa nemmeno per la testa di cercare qualcosa di interessante nel paese, e fuggiamo a gambe levate lungo la strada più veloce che troviamo: alla prima rotonda giriamo verso sinistra seguendo le indicazioni per Lecco, poi arriviamo ad un incrocio con uno stop dove giriamo di nuovo a sinistra. Le indicazioni nella zona sono assolutamente insignificanti ed inutili, meglio orientarsi a naso. E' tutta una casa fino al paese successivo di Maggio; sono zone densamente popolate che offrono poco al turismo itinerante.

Lasciato Maggio, alcune veloci curve ci portano all'incrocio con una statale; giriamo a destra, in direzione di Bellano scendendo lungo una valle pianeggiante dove risiedono i caseifici di produzione del formaggio Taleggio. Proseguiamo lungo il fondovalle rettilineo fino a Cortenova, dove, all'inizio del paese, giriamo a sinistra attraversando la valle. 

Proseguiamo ora sul fianco opposto della valle, risalendo la fiancata su una strada dal tracciato molto bello, guidabile e poco antropizzato. Parlasco arriva troppo presto a smorzare la nostra divertente marcia nel verde; dopo il paese l'asfalto è un po' rovinato e qualche tratto di sterrato segna i lavori in corso che, con un'auspicabile asfaltatura nuova, farebbero di questa una strada da mito. Qua e là ancora i paracarri in pietra, retaggio del passato, con tanto di banda nera orizzontale.

Ancora qualche piego ed ecco esplodere improvvisa la vista del lago di Como sotto il nostro fianco destro. Un tratto lungo, proprio in corrispondenza della biforcazione del lago, distoglie la nostra attenzione dalla guida intrattenendola a pieno diritto con immagini dalla bellezza sempre nuova. Come sempre in montagna, ad ogni curva il panorama sembra cambiare radicalmente. Iniziamo la discesa che ci porta ad attraversare Esino Lario; sotto Esino, in corrispondenza di un tornante sinistrorso, c'è una stradina che sale a destra. Se non la trovate, continuate tranquillamente la discesa verso il lungolago e poi proseguite verso Bellano. Se la trovate, infilatela con fiducia; dopo una breve salita, vi farà discendere sulla statale lungo il lago in un turbinio di tornanti a 180° strettissimi.

Arrivati sul veloce (traffico permettendo) lungolago, proseguiamo verso Bellano. Mi è stato detto che è interessante visitare l'orrido, costituito dalla gola naturale creata dal fiume Pioverna, a cui si accede di fianco alla chiesa nel centro del paese. Purtroppo non sono riuscito a vederlo, quindi... relata refero. Proseguiamo sul lungolago fino a Morbegno. Se siete in ritardo o non desiderate percorrere il lungolago, potere cercare a Bellano l'ingresso della SS36 BIS, una superstrada interna. Vi servirà l'aiuto di qualcuno del posto, per trovarla, perché le segnalazioni sono praticamente inesistenti.

A Morbegno, si passa un semaforo e poi si trova sulla destra un incrocio con la segnalazione per il passo San Marco. Giriamo per iniziare la salita verso il passo, abbastanza larga e relativamente ben asfaltata. Stiamo costeggiando una valle prodotta dall'erosione di un torrente che scorre invisibile sul fondo continuando la sua lenta opera di modellazione. Anche qui è necessario fare attenzione alle macchine parcheggiate a bordo strada senza segnalazione alcuna, creando improvvise strettoie.

Man mano che si sale verso il passo, le conifere prendono il sopravvento sulla vegetazione, i "resti" delle mucche sull'asfalto ed il panorama sull'interesse del viaggio finché, avvicinandosi alla cima, anche le conifere cedono il passo ai pascoli. L'interesse paesagistico è preponderante, in questa ascesa in una natura con solo qualche rifugio sperso nei prati. Se fosse anche asfaltata bene, sarebbe un vero sogno. 

Il passo, dai suoi 1992 metri, propone una vista notevole sulle cime circostanti, ma come ristoro solo un furgone che prepara panini e dispensa birre e bibite; appena scesi dall'altra parte, invece, ci sono un paio di ristoranti. Se avete voglia di sgranchirvi le gambe, in una mezz’oretta si può salire su una delle cime adiacenti.

La provinciale 9, relativamente stretta e bisognosa di cure che evidentemente non le vengono date, scende dal passo San Marco lungo la Val Brembana, che qui è stretta ed angusta come si conviene in una valle di erosione in alta quota. Oltrepassato Mezzoldo, una veloce galleria ci consente di evitare Lemma e ci porta velocemente al borgo medievale di Camerata Cornello.

Lasciata la moto nel piccolo parcheggio dove si girano le corriere, si sale per una decina di minuti lungo un ripido sentiero lastricato nel bosco fino al borgo, dove asfalto e auto non sono mai arrivati. Il borgo è anche noto come Cornello del Tasso, in quanto vi esisteva - ora ridotta ad un rudere - la casa della famiglia di Torquato Tasso dove nacque il padre Bernardo.

Ritornati sulla statale 470 della Val Brembana, si arriva subito a San Giovanni Bianco, dove all'andata avevamo imboccato la Val Taleggio. Continuiamo a sud verso San Pellegrino Terme per raggiungere Villa D'Almè dove giriamo a destra verso l'ingresso Dalmine dell'autostrada A4.

Prenotazione hotelHotel, bed and breakfast, apartment-venere.com
Destinazione:
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Partenza:
Persone: Camere:
Autore:  

Marco Springhetti - www.selectrom.com

Data:  

Agosto 2004

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