Da Rovereto a Brescia via passo Maniva

Tocchiamo il lago di Garda, costeggiamo il lago di Ledro e raggiungiamo il lago d'Idro per poi salire sul passo Maniva e discendere la Val Trompia verso Brescia.

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In sintesi

Molti scollinamenti, alcune strade strette e tornanti a oltre 180°, ma tutto asfaltato.

Altitudini

Santa Barbara 1170m, Passo Ampola 740m, Passo Maniva 1660m

Lunghezza

197 Km

Tempo

5 ore

 

Il punto di ritrovo è all'uscita della A22 Rovereto Sud, da dove parte una veloce strada in galleria che oltrepassa Mori per poi aggiungerci alla lenta colonna tradizionale che procede verso il lago di Garda.

Ma noi, che siamo più furbi (furbizia che non ci consente di capire perché i roveretani si ostinano a fare le cose a metà - perché non bucare tutta la montagna e collegarsi direttamente a Torbole sull'altro lato?),  saltiamo la coda con una rinfrescante deviazione attraverso il passo di Santa Barbara. Infatti, un paio di chilometri dopo Mori, a Loppio, giriamo a destra verso la val di Gresta, nota per la coltivazione degli ortaggi.

La SP88 inizia subito a salire decisamente accogliendoci con un asfalto pressoché perfetto ed un tracciato assolutamente divertente, nonostante i cartelli che minacciano controlli di velocità (non ci sono limiti particolari). All'ingresso di Ronzo-Chienis, un incrocio segnala la strada per Arco che sale a sinistra restringendosi un po' rispetto a quella che ci ha condotto fin qui.

Ci attende una breve salita fra prati verdi; il panorama è limitato dalle alture circostanti la valle, ma l'ambiente è assolutamente gradevole. Saliamo dunque lungo la SP48 fino al valico di Santa Barbara a 1170m, da dove possiamo ammirare l'Adamello in lontananza.

La strada, ben asfaltata, si restringe ulteriormente appena iniziamo la discesa nel bosco. Procediamo lentamente godendoci la frescura offerta dagli alberi e anche per il timore di trovarci improvvisamente davanti un'auto che sale. La discesa ci strappa giù lungo lo scosceso versante della montagna, sfidando la nostra perizia con un tornante dopo l'altro, alcuni dei quali piuttosto stretti. Si dirada la vegetazione e sotto di noi, alla nostra destra, si apre improvvisamente la valle con Arco ed  i centri limitrofi. Niente di particolare, uno spettacolo frequente in montagna, ma il fatto è che qui le case sono proprio "sotto" di noi, con solo alcuni fili d'erba a separare le ruote della moto dal balcone della casa qualche centinaio di metri più in basso. Siamo fortunati, perché incrociamo solo un paio di Panda, mentre la Multipla ci aspetta nelle vicinanze di Bolognano, dove la strada si allarga.

Andrea, il vostro fotografo autore di tutte le foto di questo articolo, al lago di LedroAttraversiamo senza soste Arco e Riva seguendo complicate ma ben visibili indicazioni per il lago di Ledro. Purtroppo la vecchia strada panoramica è riservata a pedoni e ciclisti, mentre noi dobbiamo accontentarci di una puzzolente galleria da annusarsi alla "lentezza" di di 50 Km/h. Sbocchiamo a pochi chilometri da Molina di Ledro. Consigliata la visita al museo delle palafitte.

Costeggiamo il lago con le sue acque di colore blu intenso cercando di non asfaltare la moltitudine di ciclisti che si sta godendo questo bel tratto pianeggiante e tormentato. Oltrepassiamo Tiarno di Sotto e Tiarno di Sopra che sonnecchiano nella loro ridente valle per salire fino al passo di Ampola a 740m. La discesa lungo la gola scavata dal torrente Palvico richiede alcuni tornanti piuttosto bruschi per superare la pendenza. Molto divertente e pochissimo trafficato tutto questo tratto di strada fino a Storo, nella valle del Chiese. Di Storo è famosa la farina gialla ottenuta dal mais della varietà "Marano", con cui si prepara la polenta, appunto, di Storo.

Superiamo Storo seguendo le indicazioni per Brescia e lago d'Idro. Fino a Ponte Caffaro è tutto un susseguirsi di case e traffico, quindi calma e sangue freddo, poi ci si può lasciare un po' andare, ma facendo attenzione, perché poco dopo aver iniziato a costeggiare il lago bisogna girare a destra in un incrocio in curva pericolosissimo (provate a venire da Brescia e girare a sinistra per rendervi conto della pericolosità di quest'incrocio) per salire a Bardolino.

Chiesa di San Rocco a BagolinoQui inizia una strada che ripaga della fatica sofferta: le sue curve fino a Bagolino e la vista sul lago nel tratto iniziale gratificano chiunque. Un cartello ci informa che stiamo entrando nella zona di produzione del formaggio Bagoss, tipico della regione di Bagolino, dove è possibile assaggiarlo e acquistarlo.

Attraversiamo Bagolino la cui strada principale si fa via via più stretta, mettendoci un po' d'ansia: ci passeremo? Dall'altra parte del paese troviamo un bivio: andremo a sinistra, ma consiglio di percorrere un paio di centinaia di metri verso destra per salire fino alla chiesa di San Rocco allo scopo di visitare gli affreschi del Cemmo. Purtroppo oggi è chiusa per restauro.

Proseguiamo quindi per il passo Maniva; un Km dopo Bagolino giriamo a sinistra verso passo Maniva e Collio val Trompia imboccando una strada piuttosto stretta che si inerpica sulla montagna in mezzo al bosco. Purtroppo l'asfalto è rovinato, ma la strada resa comunque suggestiva. Come sempre, salendo di quota si va indietro con le stagioni e anche qui ritroviamo i prati in piena fioritura con quella varietà di colori che solo i pascoli alpini riescono a regalare nel massimo splendore della stagione primaverile. Quando la vegetazione alta si dirada, appare il panorama delle cime a perdita d'occhio, dove la neve ancora si aggrappa caparbiamente nei canaloni. Ci fermiamo sul passo Maniva per assaporare l'atmosfera di montagna.

Passo Maniva: la strada per AnfoDal passo Maniva si può scendere al lago d'Idro in località Anfo lungo un percorso sterrato di alcuni chilometri che sarà riaperto a metà giugno 2009 dopo recenti frane. Dall'altra parte, invece, si raggiunge passo Croce Domini, anche qui su strada bianca, per poi tornare a Bagolino o scendere in val Camonica.

Noi scendiamo per la val Trompia evitando gli sterrati: fino a Collio si scende su un asfalto sporco e mal messo. Peccato, perché il tracciato è piuttosto bello. Dopo Collio l'asfalto migliora, ma giunti a Bovegno la goduria termina e fra case, reperti di ex industrie pesanti e traffico soffriamo fino a Brozzo dove, con sollievo al pensiero di poter abbandonare questa strada, troviamo l'incrocio a sinistra verso Lodrino e Nozza.

Molto bella questa strada, almeno fino a Casto, apparentemente apprezzata anche dai centauri locali cui bisogna prestare attenzione. Fra Casto e Nozza l'asfalto è rovinato e sporcato dal traffico pesante; a Nozza proseguiamo in direzione di Brescia, imboccando una galleria che ci porta velocemente a Sàbbio Chiese.

Entrando in paese, giriamo a sinistra al primo semaforo e attraversiamo il centro abitato proseguendo per una stradina secondaria nel verde che richiama molti ciclisti e che promette di portarci a Odolo. Attraversiamo Odolo seguendo le indicazioni per Brescia con l'idea di puntare poi su Gavardo, e troviamo una parte di uno dei "circuiti" battuti dai centauri Bresciani, molto veloce e ben asfaltato. Saliamo fino al bivio per Gavardo, in corrispondenza di un tornante destrorso. Qui ascoltiamo le lamentele di quelli che sono stati fermati dalle pattuglie di controllo lungo la salita. Ci dicono che ultimamente misurano l'angolo della targa e, se supera i 30°, elevano multe mostruose.

Scendiamo quindi verso Gavardo, seguendo la SP57 che scende delicatamente e resta gradevole fino a Vallio Terme. Da qui a Gavardo è tutto un centro abitato; consiglio, una volta arrivati a Gavardo, di raggiungere la SS45Bis che in una trentina di chilometri consente di arrivare velocemente all'ingresso Brescia Est della A4.

 

Autore:  

Marco Springhetti - www.selectrom.com  in collaborazione con i MotociclistImpavidi

Data:  

20 maggio 2009

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