San Giustino (PG) - Senigallia (AN)

Clicca per l'immagine stampabile

Bocca Trabaria, Monte Nerone, Monte Petrano. Dedicato a chi crede che la montagna sia solo a nord del Po.

ROADBOOK

 

In sintesi

Relativamente lungo e tortuoso con sbalzi di altitudine e tratti stretti. Spettacolare e divertente con possibilità di visite a centri medievali di sicuro interesse.

Altitudini

Bocca Trabaria 1049, Piobbico 450, Monte Nerone 1525, Monte Petrano 1162 

Lunghezza

170 Km

Tempo

4 ore

 

Lasciamo la E-45 Cesena-Roma a San Giustino, tra San Sepolcro e Città di Castello. Seguendo le indicazioni per Pesaro e Urbino, il tragitto ci conduce prima attraverso il piccolo centro di San Giustino e poi all’imbocco della salita verso il passo di Bocca Trabaria. 

Una serie di curve distese caratterizza la comoda salita verso il passo; alcuni larghi  tornanti che rendono la conquista della quota piuttosto veloce, consentono di ammirare il paesaggio dei dintorni che, ora da destra ora da sinistra, tende a distrarre piacevolmente dalla guida, soprattutto in giornate limpide. Il passo si avvicina velocemente, mentre l’asfalto liscio consente alle curve di susseguirsi più rapidamente di quanto si sospetterebbe. 

Forse anche voi, accecati dall’adrenalina della salita, vi ritroverete improvvisamente con la ruota anteriore più bassa di quella posteriore e sbotterete in un “Ah, quello doveva essere il passo…”! dopodiché pinzerete il freno con decisione per affrontare le impegnative curvette che rendono interessante la brusca discesa. Di fatto, il passo non offre alcuna attrazione, quindi tanto vale procedere per la nostra strada.

Dopo una prima parte ripida e molto curvosa nel bosco, che mi fa sospettare che percorsa nel senso inverso sia più divertente, la valle si allarga e diventa pianeggiante. Pochissimi i centri abitati che si attraversano, tra i quali va annoverato Làmoli, il cui cuore medievale è impreziosito dalla bella abbazia benedettina di S.Michele Arcangelo, di stile romanico-gotico, che conserva affreschi di scuola umbra e sorge in cima ad un piccolo colle sulla destra della strada.

I gelsi che ornano i lati della strada riparandoci dal sole scorrono veloci sul paesaggio verde dei campi coltivati sul fondovalle; qualche chilometro di strada prevalentemente diritta e pianeggiante ed arriviamo a Urbania, l'antica Casteldurante, ammirando sulla cima di un cocuzzolo sulla sinistra il paese di Pèglio.

Una breve visita alla cittadina ci lascia con l’amaro in bocca quando la promessa di atmosfere antiche che aleggia intorno al nome dal fascino romano resta celata dietro l’intonaco dall’aspetto piuttosto povero delle case. Pervasi da un sottile sentimento di malinconia, lasciamo Urbania alle spalle e ci dirigiamo verso Piobbico dopo essere ritornati per un chilometro circa sui nostri passi.

Inizialmente pianeggiante in una vallata verde e aperta, il nastro di asfalto poveramente finito ben presto si adatta con una lunga serie di curve ben raccordate ai sinuosi fianchi della valle che si restringe e si tinge del verde scuro della boscaglia. Rarissime le abitazioni in vista sia lungo la salita che la discesa che contempla anche un paio di tornanti; solo boschi, prati e colline creano un’atmosfera piuttosto rilassante.

PiobbicoLa piacevole sorpresa del Castello Brancaleoni ci attende a Piobbico. Il castello medievale sovrasta il paese e consente l’osservazione dall’alto sia dell’abitato che della valle circostante. La breve salita al piazzale antistante l’ingresso della rocca vale la vista che si gode e la possibilità di ammirare, sul retro, quello che resta dell’antico borgo con le sue viuzze strette tra le case di pietra. Per raggiungere il castello ed il relativo parcheggio, giunti allo stop si gira a sinistra e di nuovo alla prima a sinistra dopo aver attraversato il ponte.Strana vegetazione a Piobbico...

Ci allontaniamo da Piobbico in direzione di Apecchio – Città di Castello lungo una specie di piccolo ma suggestivo canyon le cui contorsioni sono fedelmente copiate dalla pista perfettamente asfaltata. In alcuni tratti, le pareti scoscese lasciano un varco appena sufficiente per il torrente e per la strada. Un circuito noto ai più, forse, ma che abbandoniamo, resistendo alla tentazione di salire sulla Bocca Trabaria (tuttavia, se proprio non riuscite a resistere, vi aspettiamo…), nei dintorni del chilometro 31 quando giriamo a sinistra in direzione di Serravalle – Monte Nerone.

Pascoli e boscaglie accompagnano la decisa ascesa della strada lungo il fianco del monte Nerone; il sensibile calo di temperatura conferma la rapidità di cambio di quota. Passato un gruppo di case isolate, un bivio indica la direzione per il monte a sinistra; risaliamo quindi una strada e una punta rocciosa in lontananza sembra dondolare al ritmo delle pieghe della moto. Di tanto in tanto sussulta, quando si passa sulle buche, ma fa lo stesso… la frescura proiettata dalle frasche che si estendono sulla strada compensa le asperità della strada. Una serie di tornanti disegnati come da una matita impazzita, ci porta velocemente in quota fino a realizzare che siamo veramente su un monte di altitudine considerevole rispetto alle cime circostanti.

Salita verso Monte NeroneImprovvisamente osservo un fenomeno che ancora attende di essere studiato a fondo: normalmente, i miei compagni di viaggio su questo tipo di strade tende a far girare le lancette del contagiri come se stessero dando la carica all'orologio meccanico del nonno. Adesso, invece, procedono a passo di bradipo godendo dello spettacolo offerto dalla natura circostante. Quasi commovente...

Arrivati a pochi metri dalla cima, un impianto della RAI ne preclude l'accesso, ma dalla piazzola sottostante si può comunque ammirare il paesaggio circostante mentre ci si raccontano le imprese del viaggio e si ammirano le evoluzioni di quanti salgono dopo di noi. Ci fosse un piccolo ristoro, sarebbe perfetto.

Scendiamo ripercorrendo i nostri passi fino a Serravalle di Carda, dove giriamo a sinistra seguendo per il centro di Serravalle; il paese in realtà resta sotto di noi e l'attraversamento risulta veloce. Ancora una bella serie di tornantoni e curve a stretto raggio con un asfalto ben tenuto, soddisfano le velleità velocistiche dei più; oltrepassiamo Massa e all'incrocio con la provinciale 29, a Pianello, giriamo a sinistra. Circa 1KM fuori da Pianello, troviamo all'uscita di una curva a destra la strada per Moria, che si biforca; noi prendiamo quella di sinistra, piana, stretta e mal pavimentata.

Gli enduristi si troveranno bene su questi tornantini che ci fanno salire velocemente verso Moria; si sale il fianco della montagna fino alle case del paese. Gli ultimi decenni da qui non sono passati; le caprette e le galline che ci danno il benvenuto sembrano più a loro agio insieme ai nonni seduti sulla panchina ad ammirare il nostro passaggio di quanto ci sentiamo noi, che rallentiamo più per riverenza della quiete del posto che per difficoltà di guida.

Giriamo sinistra verso monte Petrano circa 1Km dopo Moria, salendo una valle delimitata da montagne dalla cima brulla e dai fianchi segnati dalle mandrie e dai greggi che le hanno percorse nei decenni segnandoli con i sentieri nella vegetazione. Gli occhioni spenti di un vecchio trattore che ansimando sulla strada del ritorno a casa nell'approssimarsi della sera sembrano chiederci cosa facciamo da queste parti; in effetti ce lo chiediamoCima del Monte Petrano anche noi, sui nostri moderni cavalli d'acciaio nel deserto di questo paesaggio antico appena sfregiato dall'asfalto malmesso, unico manufatto della zona. Continuiamo la salita attraverso pascoli e prati fino alla cima, un'immensa collina verde con qualche albero qua e là, un paio di posti di ristoro e una vista a 360 gradi dei dintorni, sede di gare cinofile e di aquiloni.

Continuiamo dopo aver attraversato la cima del monte Petrano, in direzione di Cagli, scendendo dalla parte opposta a quella dalla quale siamo saliti. I tornanti si susseguono soprattutto nella parte finale della discesa, che termina in prossimità di uno splendido bastione alle porte di Cagli. Girando a destra per Fano-Urbino, arriviamo al ponte che attraversiamo per poi gettarci con andatura via via più sportiveggiante quasi risucchiati da quella forza misteriosa che tira i motociclisti quando si trovano su una strada tortuosa, larga, ben asfaltata ed in una zona poco o per nulla antropizzata. Una ventina di chilometri che ci portano allo splendido paesino medievale di Pergola. Resistendo alla tentazione di tornare a Cagli per poter rifare questi ultimi pieghi, continuiamo per Corinaldo.

Famosa per aver dato i natali a Santa Maria Goretti, Corinaldo conserva intatta l'atmosfera medievale; consiglio una sosta di qualche ora per una visita approfondita.

Riprendiamo il cammino per l'ultima tappa uscendo da Corinaldo sulla provinciale 17 dell'Acquasanta in direzione di Senigallia che raggiungiamo dopo un breve tratto su comode strade pianeggianti di fondovalle.

Prenotazione hotelHotel, bed and breakfast, apartment-venere.com
Destinazione:
Arrivo:
Partenza:
Persone: Camere:
Autore: Marco Springhetti - www.selectrom.com Data: Maggio 2003

Itinerari collegati

Sansepolcro (AR) - Forlì (FC), raggiungibile sulla E45

Gabicce (PU) - Tolentino (MC), intersecato a Corinaldo

Treia (MC) - Città di Castello (PG), intersecato a Piobbico e Cagli

Home page