Sansepolcro (AR) - Forlì (FC)

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Scorci di cultura, religione e natura del Parco Nazionale delle foreste casentinesi, del monte Falterona e di Campigna tra Toscana e Romagna.

 

 

 

 

 

 

ROADBOOK

In sintesi

Tour molto lungo e relativamente facile su strade montane e collinari asfaltate. Soste di interesse storico, religioso e naturalistico.

Lunghezza

200 Km

Altitudini

Sansepolcro (300m), passo della Calla (1298m), Forlì (100m)

Tempo

5h

Adagiato in una zona pianeggiante della Val Tiberina, Sansepolcro conserva una forte impronta medievale dovuta anche alle mura e alla fortezza medicea, e le opere di Piero della Francesca che qui è nato, conservate nei numerosi musei. Nella seconda domenica di settembre si svolge il Palio della balestra. Consigliata una seppur breve visita al borgo. La nostra gita inizia dall'uscita di Sansepolcro sulla E45 anche conosciuta come Cesena-Roma.

Anghiari - veduta dala sommità verso SansepolcroAll'uscita della E45, seguiamo le indicazioni per Sansepolcro centro, poi per Arezzo fino al bivio per Anghiari. La strada che porta al paese che sorge su un'altura a ovest di Sansepolcro, è una linea dritta che attraversa la piana teatro della famosa battaglia e quindi taglia il paese in due. Per raggiungere il centro, tuttavia, la strada ci porta sulla destra e sale con alcune curve fin sopra al paese. Nel punto più alto, inizia a scendere e, girando a nord  (non ci sono segnalazioni per il centro), si raggiunge l'inizio di questo rettilineo in fondo al quale si scorge Sansepolcro. Scendendo un centinaio di metri, sulla destra si apre la piazza centrale con un parcheggio anche per le moto. Due passi per sgranchirsi le gambe vi consentiranno di gustare lo splendore del piccolo borgo medievale.

Lasciata la piazza, scendiamo 50m e giriamo subito a sinistra per la strada a senso unico che ci porta fuori dal centro sulla strada che abbiamo percorso in salita. Si gira quindi a destra scendendo verso Sansepolcro e qualche centinaio di metri dopo, sulla sinistra, troviamo il bivio per Chiusi della Verna.

La strada, inizialmente pianeggiante, comincia a salire dopo Motina. raggiunta la cresta delle alture, sulla destra si può scorgere il lago di Montedoglio, formato dal Tevere e da alcuni suoi affluenti. Giunti a S. Cristoforo, si prende a sinistra verso Caprese Michelangelo, imboccando una strada che si stringe e diventa più tortuosa.

In cima alla salita si attraversa Caprese Michelangelo, piccolo centro che ha dato i natali a Michelangelo Buonarroti. Inizialmente, una serie di ville disperse nel verde lascia u po' perplessi; ma giunti ad un incrocio da cui sembra poter solo uscire dal paese, tirando dritto si scopre che la strada gira attorno al picco sul quale sorge il centro storico del paese che domina la valle del Singerma. E' percorribile in moto, ma consiglio di lasciare il mezzo in uno dei comodi parcheggi al lato della strada e percorrere le poche centinaia di metri del giro a piedi per respirarne l'aria michelangiolesca (Museo Michelangiolesco, Castello, Casa natale di Michelangelo). I miei complimenti all'amministrazione locale per aver saputo preservare il posto così bene. Chiuso l'anello, si torna all'incrocio, ma, invece di girare a destra (sarebbe troppo facile!) seguendo le indicazioni per La Verna, giriamo a sinistra, scendendo in direzione di Anghiari. giunti ad un ponte, lo attraversiamo e seguiamo la strada sulla destra che prende a salire.

La strada, larga, facile, ben asfaltata, e con scarso traffico, consente una guida piuttosto veloce; Si giunge al bivio con la statale della Verna e si sale verso il passo dello Spino a 1005m in un paesaggio i boschi di conifere e prati più alpino che appenninico. Questo circuito sembra essere molto popolare tra le tribù motociclistiche della zona. Dopo il passo, la strada scende un po' per poi risalire verso Chiusi della Verna. In prossimità del paese, si stacca il bivio per l'Abbazia. 

Santuario della VernaLa salita di 3 Km verso il luogo sacro, corta ma divertente, termina negli ampi parcheggi a disposizione dei visitatori del Santuario della Verna, dove San Francesco ricevette le stimmate. Il motto del santuario è "Il Signore ti dia pace". Bastano i 5 minuti di passeggiata tra i faggi giganteschi che ci porta dal parcheggio all'ingresso del santuario per capire che non gli ci vuole poi tutto 'sto sforzo. Sarà l'ambiente naturale, sarà l'atmosfera religiosa che inebria chiunque, sarà l'espressione serena sui visi dei pochi frati, ma ci si sente veramente in pace con sé stessi e con gli altri. Vi lascio scoprire il resto del Santuario, che credo debba essere un'esperienza comunque personale.

Mi permetto solo alcuni piccoli consigli. La struttura è molto grande ed interessante sia per i fedeli che per i semplici cultori della storia e dell'arte, ma i servizi scarsi. Arrivare rifocillati è un buon modo di non soffrire fame e sete; verificare che ci siano meno di una decina di pullman ed eventualmente dare un'occhiata veloce e pianificare una visita accurata in altro momento è un modo intelligente per conoscere questo luogo.

Lasciamo il Santuario e ritorniamo sui nostri passi, per proseguire verso l'abitato di Chiusi della Verna. A circa 1Km dopo il paese, prendiamo a destra in direzione di Camaldoli - Badia Prataglia. Dall'incrocio, in alto a destra si scorge per l'ultima volta il Santuario della Verna che ci guarda severo ma sereno dall'alto imponendoci una veloce revisione della nostra precedente visita. Infiliamo dunque la provinciale dell'alto Corsalone, stretta e non perfettamente tenuta, che dopo un tratto in quota scende seguendo il corso della valle. Suggestivi i passaggi nei tratti più stretti, dove le rocce che affiorano dalle pareti coperte di vegetazione movimentano il paesaggio. 

La strada continua a scendere lungo la vallata, fino a giungere al bivio per Badia Prataglia. Qui lasciamo la strada principale, che gira a sinistra sul ponte, e imbocchiamo la provinciale della Val di Corezzo proseguendo dritto. Più stretta della precedente, inizia quasi subito a salire molto tortuosa, ma ben pavimentata in mezzo al verde. Qualche chilometro dopo Corezzo, la strada finisce ad un incrocio con la statale Umbro Casentinese Romagnola. Mentre attendiamo il nostro turno per immetterci nel traffico girando a sinistra in direzione del centro di Badia Prataglia, osserviamo davanti a noi la struttura delle antiche case costruite sul ripido pendio della montagna vicinissime le une alle altre.

Per inciso, da Badia a Camaldoli si può percorrere una strada sterrata che sale attraverso una foresta da sogno. Non è oggetto di questa gita, ma, se volete fare una deviazione, ci si ritrova all'eremo di Camaldoli. Attenti ai lupi!

Seguendo la statale, oltrepassiamo Badia Prataglia e scendiamo (di livello, intendo, non in piega!) fino a Pian del Ponte, dove troviamo l'incrocio che, a destra, conduce a Camaldoli. La strada, stretta ma ben tenuta, sale subito verso Serravalle, il cui borgo antico è visibile sulla sinistra strada facendo. Una breve visita del centro storico rivela un delizioso paesino a picco sulla vallata nella quale si possono vedere Poppi e Bibbiena. Una targa dedicata dai bambini della locale scuola elementare, definisce Serravalle "un paese che sembra un presepe".

Passata l'abbazia di Camaldoli, certamente da visitare per chi ama comprendere come erano strutturati i luoghi di cultura del XIII secolo, si giunge al bivio per il più famoso Eremo di Camaldoli ed il passo Fangacci che si raggiungono percorrendo la provinciale dell'Eremo che si presenta deliziosamente curvosa, in salita, ma spesso sporca di foglie, dal momento che attraversa un fitto bosco di faggi. 

Ritorniamo sui nostri passi per qualche centinaio di metri, e prendiamo il primo bivio a destra per Pratovecchio. La provinciale di Lonnano e Prato alle Cogne si restringe e si addentra in leggera salita nel bosco fitto e ombroso. Dopo alcuni chilometri, si esce dal bosco e si possono ammirare la vallata e le cime circostanti, laddove i castagni consentono alla vista di spaziare attorno. Si attraversa il centro turistico di Lonnano e si continua la discesa verso Pratovecchio.

Arrivati in paese, si gira a destra in direzione Forlì, e si raggiunge così Stia a circa un chilometro, che si attraversa seguendo le indicazioni per Forlì e passo la Calla. Stiamo percorrendo la statale del Bidente, uno dei grandi circuiti motociclistici dell'Appennino Tosco-Romagnolo. Inutile raccomandare di limitare la velocità su questo tratto in salita che, con le sue curve a raggio costante consente alte velocità in tutta sicurezza anche ai principianti. Attenzione che il cinghiale o il carro di letame sono sempre in agguato.

Il passo la Calla, subito sotto al Monte Falterona a 1296m, è il punto più alto della gita; non offre un gran ché dal punto di vista naturalistico, e pochino anche come panorama. Ciononostante, la fauna motociclistica che vi sosta a fare due chiacchiere è una costante del luogo, tanto che penso che ve ne sia un vivaio nei dintorni. Mi piacerebbe sapere come fanno ad allevarne alcuni con targhe straniere. Sarà effetto della clonazione genetica del motociclista? Mah.

Bidente CanyonRiprendiamo la discesa verso Forlì, tuffandoci di nuovo nella foresta che ben presto lascia il posto alla vegetazione bassa del versante nord del Falterona. E' così che i tornanti disegnati sullo scosceso fianco della montagna ci consentono di ammirare il risultato della paziente erosione del Bidente e, viste le patetiche condizioni della strada su questo versante, tanto vale guardarsi attorno. Per ammirare questo fenomeno in dettaglio, c'è la possibilità di una breve escursione passato Campigna. Subito dopo un tornante sinistrorso, sulla destra c'è un incrocio con l'indicazione S'Agostino inciso su un'insegna in legno. La strada scende asfaltata, poi, dopo aver attraversato il Bidente, diventa bianca e prende a salire decisamente. Ad un paio di chilometri, sulla destra, uno sperone si allunga sul canyon, consentendo di osservare da vicino l'opera di erosione del torrente. E' anche possibile scendere all'acqua.

La strada è sbarrata da una catena a circa 5 Km, quindi non si passa. Peccato, perché consentirebbe di percorrere in quota un itinerario presumibilmente fantastico, con vista sul lago di Ridracoli e rientro a Santa Sofia. Un chilometro più avanti dello sperone con vista, c'è una zona attrezzata per picnic con annessa fontana e cartello floro-faunistico. Ricordo che la strada è sterrata.

Rientriamo dunque sulla statale, e continuiamo la discesa sulla statale del Bidente in direzione di Forlì. La strada è piuttosto veloce e comoda, dapprima in lieve discesa, poi pianeggiante con attraversamenti di centri abitati che si fanno sempre più frequenti man mano che ci si avvicina a Forlì. Una sosta a Galeata rivela la presenza di vie porticate nel centro ed una certa aria toscaneggiante nei palazzi seicenteschi. 

Una doverosa visita a Forlì dona un connotato culturale alla conclusione dell'itinerario; da qui si può prendere la A14 adriatica per rientrare velocemente a casa. Se la visita alla città non interessa, è sufficiente dopo Meldola prestare attenzione alle stranamente accurate frecce che indicano la direzione per l'autostrada e che consentono di arrivare al casello passando a est della città.

Autore: Marco Springhetti - www.selectrom.com Data: Maggio 2002

Itinerari collegati

A NORD: Faenza - Passo della Calla (Collegamento al passo della Calla)

A EST: Montefeltro e Val Marecchia (Collegamento tra passo di Viamaggio e Sansepolcro)

A SUD: Treia (MC) - Città di Castello (AR)

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