Verona - Bolzano

Un'alternativa all'autostrada del Brennero sui tratti migliori della statale del Brennero e della destra d'Adige.

ROADBOOK

 

In sintesi

Facile, veloce e divertente con qualche deviazione turistica di interesse storico, enologico e panoramico.

Altitudini

Pianeggiante.

Lunghezza

150 Km

Tempo

3 ore

A causa dell'intenso traffico turistico, spesso sull'Autostrada A22 del Brennero tra Bolzano e Verona si viaggia ad una velocità più adeguata alla bicicletta che alla moto. Pochi sanno, tuttavia, che le strade ai lati dell'autostrada sono invece normalmente scorrevoli e poco trafficate: sono la SS12 dell'Abetone e del Brennero e la SP90 Destra d'Adige. La prima è veloce e ben tenuta come una pista nella parte sud, la seconda, che diventa la Strada dei Vini nella parte nord, è ancora meno conosciuta e trafficata. Tutte due offrono varie occasioni di sosta ed interessanti spunti turistici atti a trasformare una trasferta in una gita.

Comunque si raggiunga Verona, si ha la possibilità di imboccare la tangenziale, che collega tutte le uscite autostradali che servono la città: l'ultima in direzione nord è l'uscita Verona Nord sull'A22 del Brennero. Da qui iniziamo il nostro viaggio prendendo la direzione di Trento.

Una veloce superstrada ci consente di attraversare Pescantina senza rallentamenti, per portarci poi allo svincolo della SS12 del Brennero che infiliamo in direzione Trento. Un breve tratto attraverso una zona industriale ed abitata ci porta al semaforo dell'incrocio per Affi a Domegliara; dopodiché si esce dall'abitato, termina il traffico ed inizia il divertimento.

Man mano che si danza sulle curve proposte dal nastro d'asfalto, la valle si chiude progressivamente fino a ridursi ad una gola limitata da pareti scoscese che lasciano uno spazio sufficiente al passaggio dell'Adige, della statale e della ferrovia. Si tratta della Chiusa di Verona; nel punto più spettacolare c'è un piccolo parcheggio con un bar. Guardando in alto (verso sinistra, secondo la direzione di marcia) si scorgono ancora i forti costruiti durante la prima guerra mondiale a difesa del passaggio.

Ci segnala Luca, di www.motogiro.it, che questo tratto, almeno di domenica, è "ricco" di autovelox. Segnalazione giunta il 24 maggio 2004.

La strada prosegue ancora meglio di com'era sin qui. Dolci saliscendi rendono ancora più interessanti le curve della statale che non offrono altre sorprese di quelle ben immaginabili del traffico (anche agricolo, occhio ai trattori che trasportano letame!). Se procedete con l'andatura tranquilla che contraddistingue il mototurista professionista, fate attenzione avvicinandovi a Peri. Sulla sinistra, in corrispondenza di un'apertura del fianco del monte Baldo, è possibile ammirare in tutta la sua candida bellezza il santuario della Madonna della Corona, incastonato nella roccia. Di notte non è illuminato, ma basta la luce della luna per farlo risaltare come una gemma su un anello. Già entrando a Peri non è più visibile, perché coperto dalla costa della montagna.

Se l'andatura lo consente, circa 7Km dopo Peri, sul lato opposto della valle alla nostra sinistra, è possibile ammirare il castello di Sabbionara d'Avio costituito da una successione di edifici disposti su vari gradoni racchiusi da una cinta turrita. E' uno dei castelli più antichi del Trentino; purtroppo ne rimane poco.

Sempre guidabilissima, la statale sfiora Ala, con il suo bel centro medievale, e giunge quindi alla frazione di Marani. Alzando l'occhio dall'asfalto e lasciandolo esplorare la vostra destra, è impossibile non notare sulla cima di uno sperone il santuario di San Valentino e, poco più sotto, a grandi lettere bianche un po' come la famosa scritta "Holliwood", una curiosa indicazione "A Passo Buole". Si accede a tutti e due da Marani; in corrispondenza della fermata della corriera di linea, una stretta strada a destra senza indicazioni per chi proviene da sud consente l'accesso al paese. Continuando, sale e si addentra prima in un bosco con alcune querce secolari, poi in una gola al cui termine trovate un ponticello, una fontana, alcune fortificazioni nella roccia, una strada asfaltata a sinistra che vi porta su al santuario ed una strada sterrata che vi porta al famoso passo Buole. Il santuario merita una visita più che altro per la posizione (romantica, se San Valentino suggerisce qualcosa); si può infatti ammirare la valle dell'Adige, che in questo tratto si chiama Val Lagarina, sia verso nord fino al castello di Sabbionara che verso sud fino alla chiusa di Serravalle, poiché è in posizione elevata all'esterno di un'ansa della valle. Nella valle sottostante si possono apprezzare sia la struttura fondiaria che l'ubicazione degli antichi nuclei abitativi.

Il passo Buole, invece, non ve lo so descrivere. Arrrggggh, non ce l'ho fatta a salire. Ho stoicamente passato il guado e i primi tornanti incurante della salita e della polvere, ma quando a causa delle recenti piogge i 270Kg di cavalleria hanno cominciato a zigzagare tra la roccia da una parte ed il vuoto dall'altra, con le gomme quasi lisce che affondavano in una decina di centimetri di ghiaia smossa, me la sono fatta sotto ed al primo tornante sono tornato indietro. Solo, e con il telefonino che non prendeva, ho pensato che forse ero stato un po' imprudente... In paese mi hanno detto che al passo si ritrovano tutti gli anni in giugno i veterani italiani ed austriaci della  I guerra, e, per l'occasione, gli alpini rimettono a posto la strada. Se riesco, proverò l'anno prossimo a partecipare (magari mi faccio prestare un enduro...), così poi aggiorno l'articolo. Passo Buole è famoso perché vi ha avuto luogo la battaglia degli altipiani, dove gli italiani hanno fermato la Strafexpedition vanificando i tentativi degli autro-ungarici di superare quelle che, ben a ragione, furono chiamate le nuove Termopili d’Italia.

Pochi chilometri ancora e si giunge a Marco. Si, ho magnanimamente concesso loro di nominare così il paese in mio onore... La statale passa sopra il paese tagliando una zona stranamente rocciosa. Si tratta della "Ruina dantesca", un ciclopico ed impressionante accumulo di macigni che viene ricordata da Dante nella Divina Commedia, come ricordano le targhe scolpite in pietra all'inizio in ambedue i sensi di marcia. "Quella ruina che nel fianco di qua da Trento l'Adige percosse". Poco da vedere, solo una curiosità.

Una serie di curve strette invitano a ridurre la velocità all'avvicinarsi di Rovereto. In alto a destra campeggia l'ossario dei caduti. Non è visibile, invece, ma è Campana Maria Dolens - Rovereto possibile udirne il suono tutte le sere al tramonto, la campana più grande del mondo che suoni a distesa, fusa per la prima volta a Trento nel 1924 con il bronzo dei cannoni offerto dalle nazioni partecipanti al primo grande conflitto. Per ammirarla, è richiesto un breve tragitto seguendo le indicazioni per la Campana della Pace, ed un obolo di € 1.00. In un giardinetto pessimamente tenuto, sventolano le bandiere di tutti i paesi e risuona la voce di un narratore che cita frasi mielose ma si guarda bene dal dire qualcosa di interessante.

Riprendiamo la strada che dopo Rovereto attraversa una litania di piccoli centri abitati fino a Calliano. Sulla destra campeggia sulla cima di un colle un enorme Castel Beseno castello, Castel Beseno. Sorto anticamente su uno stanziamento preistorico, è tanto vasto da sembrare una cittadella. Dagli spalti è possibile ammirare la Val Lagarina. Di notte è illuminato e, soprattutto nelle notti senza luna in cui i monti attorno restano quasi invisibili, sembra librarsi nell'aria con un effetto estremamente suggestivo. Per accedervi per una visita (merita, anche se è ricostruito) bisogna raggiungere prima il paese di Besenello infilando uno dei bivi sulla destra all'uscita o dopo Calliano; in paese troverete ampia segnaletica per salire al castello. Besenello, tra l'altro, ha per la maggior parte mantenuta intatta la struttura di antico paese rurale trentino; attraversandolo, buttate l'occhio nei vicoli e nelle arcate di volti per scoprire com'era fatto una volta.

Prossima tappa Trento, che si raggiunge velocemente sulla statale infestata dal triste spettacolo delle ragazze di colore che si offrono ai passanti. Passato l'abitato di Mattarello, si percorrono gli ultimi pochi chilometri di guida divertente fino alla rotonda che segnala l'ingresso a Trento. Se non interessa una visita alla città con lo splendido Duomo con annessi Torre Civica e palazzo Pretorio ed il castello del Buonconsiglio, conviene infilare la tangenziale in direzione di Bolzano. Per chi se lo chiedesse, il monumento che si vede sul colle a sinistra della città verso il monte Bondone è dedicato a Cesare Battisti. Attenzione: la tangenziale vi porta a Padova, fate attenzione a seguire le indicazioni per Bolzano nel complicatissimo svincolo di uscita.

Lasciando Trento si percorre uno stradone pericolosissimo a due corsie con incroci a raso e semafori senza, come al solito in Italia, precanalizzazione del traffico. E' tutto un gioco di fantasia il riuscire ad azzeccare la corsia giusta per andare diritto; grazie a Dio, in moto il cambio corsia al semaforo non è un problema. Occhio a chi, fuorviato dalla segnaletica, svolta all'ultimo minuto; si attraversano zone industriali, commerciali e abitate senza soluzione di continuità. Questa sembra, ma non è, una superstrada.

Paesi una volta di contadini, ora insignificanti nuclei commerciali ed industriali si susseguono senza distinguersi; qualche curvone veloce ed il diradarsi delle abitazioni indica l'approssimarsi di San Michele all'Adige, noto per il suo Istituto agrario provinciale che opera dal 1874 con lo scopo di incrementare lo sviluppo ed il progresso dell'agricoltura mediante l'insegnamento, la sperimentazione e la propaganda fra le masse rurali in materia di frutticoltura, viticoltura ed enologia. Giunti in paese giriamo a sinistra imboccando il ponte sul fiume; c'è spesso un nugolo di automobilisti che ha la nostra stessa idea e intralcia la nostra marcia; vivi e lascia vivere...

Questa manovra, oltre a portarci fuori dal traffico, ci consente di raggiungere Mezzocorona e quindi immetterci sulla SP90 che da qui è chiamata la Strada del Vino. Avrete notato, infatti, che la campagna della zona da qualche chilometro in qua è tutta un vitigno: siamo nella piana Rotaliana, dove viene prodotto il Teroldego Rotaliano. Sulla nostra sinistra si erge imponente il monte di Mezzocorona (dal paese una funivia porta in quota); da notare a sinistra della condotta forzata che alimenta una centrale idroelettrica, a qualche centinaio di metri d'altezza, in una vasta caverna nella rupe sovrastante la borgata, le rovine di Castel S. Gottardo, fortilizio feudale.

Lasciamo Mezzocorona proseguendo verso nord, sempre in mezzo ai vigneti. Cantine più o meno grandi contribuiscono a giustificare il nome "Strada del Vino". Lentamente, ma inesorabilmente, si inizia a respirare un'aria diversa; dapprima non ci si fa caso, poi qualcosa nell'aria ci colpisce: le campagne diventano più curate, le case più ordinate, sui balconi i fiori si fanno più presenti, il colore del legno affiora tra il bianco dei i muri delle case, alcuni uomini sono vestiti in modo inusuale e, improvvisamente, realizziamo che i radi paesi adesso hanno due nomi, uno italiano l'altro tedesco. Siamo in Alto Adige. Quanti tra i lettori sono dediti al consumo moderato (...) di alcool, avranno sicuramente notato il legame tra la Strada del Vino e il nome tedesco di Termeno: Tramin. L'anello di congiunzione si chiama "Gewürztraminer", il raffinato vino bianco della zona.

Tra dolci saliscendi la strada guida i fedeli di Bacco di bene in meglio verso la piana di Caldaro, che occhieggia dall'alto l'omonima piana coperta di viti e corredata di laghetto e frotte di turisti tedeschi di rito. Mitici i wurstel all'ingresso dell'accesso al lago.

Continuando a salire leggermente, la SP 90 conduce ad Appiano e poi inizia a scendere con decisione verso la sottostante Bolzano, depositandoci all'ingresso della nuova superstrada che congiunge Bolzano Sud con Merano. Una curiosità: la produzione vinicola della zona risale al 1145, quando i nobili di Appiano invitarono un ordine monastico della regola agostiniana a stabilirsi nel loro castello. Alcuni monaci giunsero da Novacella (Bressanone) e cominciarono a coltivare la campagna e a produrre ottimi vini, divenendo un punto di riferimento per la gente del luogo.

E' arrivato il momento di fermarci; se dovete tornare a Trento ed avete ancora tempo, potete salire da Appiano al passo della Mendola, oppure proseguire verso Merano e da Lana salire al passo delle Palade. Tutte due le strade vi riporteranno giù per la valle di Non (splendida nella stagione della fioritura dei meli, maggio-giugno) fino a San Michele all'Adige.

Prenotazione hotelHotel, bed and breakfast, apartment-venere.com
Destinazione:
Arrivo:
Partenza:
Persone: Camere:
Autore: Marco Springhetti - www.selectrom.com Data: Agosto 2002

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