Argine sinistro del Po da Occhiobello (RO) a Pila (RO); ritorno via Sacca degli Scardovari

La magia del grande fiume affascinante in ogni stagione. Una gita fino al punto più a est raggiungibile su un mezzo a ruote nel delta del Po, ed un tour nel delta del Po attorno alla magica Sacca degli Scardovari.

ROADBOOK

In sintesi

Tour relativamente facile su strada piana, stretta, panoramica ma asfaltata in modo approssimativo. Attenzione alla benzina.

Lunghezza

242Km.

Tempo di percorrenza indicativo

4h + le soste.

 

Ogni stagione sul Po ha il suo fascino. In primavera le piene e la fauna, in estate la vegetazione e le zanzare, in autunno le nebbie e gli uccelli migratori, in inverno ci si ritrova a parlarne...

Iniziamo questo tour da Occhiobello (RO), casello autostradale sulla A13 Bologna-Padova. Come la maggior parte dei paesi che sono nati sulle sponde del Po, e ne sono vissuti sulle spalle, dalla piazza di Occhiobello si accede all'argine. Percorrere l'argine di un grande fiume consente non solo di ammirarne le contorsioni, isolotti, affluenti, ramificazioni e quant'altro ne movimenta l'esistenza, ma ci pone su un piano rialzato da cui ammirare la pianura circostante. Passando vicino ai paesi, inoltre, sembra a volte di sorvolarli guardando in giù verso quegli omini che ti guardano passare con curiosità, se non invidia.

Ovviamente non si può pretendere troppo dalla strada; l'argine è oggetto di continue manutenzioni che ne garantiscono l'integrità - non dimentichiamo la sua funzione principale di contenimento delle inondazioni - e quindi tratti chiusi, tratti sporchi e tratti dall'asfalto rovinato sono da considerarsi normali. Non saranno questi a impedirci di godere del susseguirsi della vegetazione della golena o dei suoi splendidi ospiti animali; saranno piuttosto quegli strani segnali rotondi a sfondo bianco con un cerchio rosso con sotto scritto "Consentito agli autorizzati". Qui, se siete soli, siete fregati e dovete tornare indietro; se invece siete in due o più, è sufficiente che vi autorizziate a vicenda, dal momento che i cartelli non indicano chi debba autorizzarci a passare. Sbaglio? Scherzi a parte, non potete passare. Ehm...

Il tragitto è un susseguirsi di paesini addossati all'argine, segno evidente dell'importanza che il Po aveva sulla struttura commerciale di questi centri. Non si viene quasi mai disturbati da incroci, semafori o altre amenità relative alla guida nel traffico; solo al sabato e domenica, soprattutto dei periodi caldi, le popolazioni locali si riversano sull'argine per una passeggiata o pedalata in bicicletta e si rischia la strage se non si procede con cautela.

E' inoltre necessario tener conto che l'umidità del fiume nei periodi freddi è considerevole, ed i tratti scivolosi se non ghiacciati sono più frequenti, anche a causa della posizione sopraelevata della strada, che nelle normali strade di pianura.

Di tanto in tanto si trovano dei ponti; il più vecchio e basso è quello di Santa Maria Maddalena, che ad ogni piena seria rischia di essere travolto dalle acque separando definitivamente la provincia di Ferrara da quella di Rovigo. Speriamo avvenga presto, così ce ne danno uno nuovo.

A Villanova Marchesana c'è un traghetto che attraversa il Po mettendo in comunicazione Villanova con Berra. Ripristinato da poco, è un sistema divertente per attraversare il fiume. Piccolo, ma trasporta anche autoveicoli.

A Papozze l'argine è chiuso da un divieto di transito. Si tratta di uno dei tratti più movimentati che attraversa l'oasi di Panarella; una sosta è consigliata per ammirare i salici bianchi, i pioppi e le castagne d'acqua. Aironi cinerini, garzette, usignoli di fiume sono tra gli uccelli più frequenti.

Poco prima di giungere a Porto Viro, che si autodefinisce la capitale del Delta, si attraversa la chiusa sul Po di Levante. Se vi capita di passare mentre qualche natante deve attraversare la chiusa, fermatevi a guardare; è sempre uno spettacolo interessante. Dopo Porto Viro, un altro divieto di accesso impedisce la visita del tratto di argine in assoluto più selvaggio ed interessante dal punto di vista naturalistico. Peccato. Acquitrini estivi che si seccano in inverno ospitano uccelli di tutte le specie. E' frequente ammirare cicogne, aironi ed altri uccelli levarsi in volo al passare delle moto.

Dopo l'attraversamento del Po di Maestra a Ca' Venier, l'argine rettilineo e la strada che seguono portano velocemente a Pila, interessantissimo piccolo villaggio di pescatori che resiste ostinatamente all'avanzare del progresso. Nulla di luccicante e turistico, solo un onesto luogo di lavoro in cui ogni palo, rete, boa e barca visibili testimoniano l'operosità della gente locale. Vale la pena risalire sull'argine per visitare dall'alto i fabbricati che, nella golena, venivano utilizzati dai pescatori e in mezzo ai quali ancora resiste il porticciolo. Proseguendo qualche centinaio di metri fino dove è possibile consente respirare l'aria di mare (nella speranza che il vento porti lontano i fumi della vicina centrale termoelettrica di Porto Tolle) ed ammirare i canneti che si perdono a vista d'occhio nel delta del Po. Siete arrivati nel punto più a est raggiungibile con un mezzo su ruote nel delta del Po.

Da Pila si torna indietro seguendo la strada principale, che dopo 5 Km si allontana dall'argine per accedere poi al ponte che attraversa il Po di Pila. Attraversato Tolle ed alcuni paesi tra cui Scardovari, dopo Bonelli si giunge alla bocca del Po delle Tolle; qui vale la pena sostare e fare due passi sugli scogli lungo la riva. In giornate particolarmente limpide si può ammirare la costa adriatica fino ai monti dietro Rimini, senza contare i benefici del respirare l'aria di mare.

Riprendiamo le moto per continuare la strada che si fa stretta e relativamente tortuosa seguendo la costa per rientrare verso la Sacca degli Scardovari. Si costeggia questa laguna ammirando le strutture di supporto alla pesca; soprattutto nella prima parte, decine e decine di palafitte recentemente ricostruite (peccato che non siano state restaurate quelle originali) con le barche legate ai pali di sostegno decorano la costa e ne rivelano la principale attività degli abitanti. Passata questa prima parte si continua a costeggiare l'acqua in mezzo ad un paesaggio molto suggestivo, spesso spazzato da venti che impegnano nella guida, paludi, acquitrini, campi coltivati, canneti e fauna di vario genere.

Sul lato sud della Sacca un incrocio con le indicazioni per Gorino Veneto e Gorino Ferrarese ci consente di lasciarci alle spalle la Sacca degli Scardovari e puntare in direzione del Po di Gnocca che si attraversa su un ponte di barche (€0.25 per le moto). Sull'altro versante del fiume, si seguono le indicazioni per Goro. In questo modo, dopo aver attraversato l'abitato di Gorino Veneto, si accede al ponte di barche sul Po di Goro (€0.75 per le moto, è più lungo dell'altro ponte...) che ci consente di proseguire verso occidente. Se normalmente nel Veneto le indicazioni stradali sono fatte per... "stimolare la nostra fantasia", in questa zona sono anche peggio (non lo credevate possibile, vero?); dopo il ponte di barche, si risale l'argine; quindi scendete dall'argine, girate verso destra e via a tutta manetta.

La strada diventa adesso una normale strada di pianura, tendenzialmente dritta con curve improvvise a 90° ben pavimentata. Si attraversano Goro e Bosco Mesola per arrivare alla statale Romea. Si gira quindi a sinistra imboccandola in direzione sud, e dopo circa 1.5 Km la si abbandona girando a sinistra in direzione di Ferrara. Qui inizia quella che viene chiamata la "Gran Linea". Per capirne la ragione, dovrebbe essere sufficiente dare un'occhiata ad una carta stradale della zona; una linea orizzontale di una ventina di chilometri senza attraversamenti di paesi. Non fatevi prendere troppo la mano, però; ci sono dossi e cunette dove si vola anche a velocità umane. E poi c'è sempre il pastore con gregge a seguito in agguato...

La Gran Linea muore a Copparo, dove ci si immette nella provinciale per Ferrara. Giungendo nel capoluogo, se volete prendere l'autostrada verso sud seguite le indicazioni per Bologna. Per tornare al punto di partenza (casello di Occhiobello), invece, seguite sempre la strada che viene da Copparo. Al primo semaforo, girate a destra (un tornante) imboccando la tangenziale. Al secondo semaforo, girate di nuovo a destra. Passate il cavalcavia sulla ferrovia, e dove finisce la doppia carreggiata girate a sinistra seguendo la strada principale. Allo stop, girate a destra e proseguite fino al ponte sul Po. Attraversato il ponte, al primo semaforo girate a sinistra e continuate fino al casello di Occhiobello.

Autore: Marco Springhetti - www.selectrom.com Data: Marzo 2002

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