Colli Euganei (PD)

La forma caratteristica e modesta quota offrono paesaggi che assumono connotati particolari e diversi per ogni monte. Dossi dalla cima levigata e rotondeggiante si alternano a cuspidi di origine vulcanica. La popolazione operosa e pacifica estende il culto della terra anche a tavola.

ROADBOOK

In sintesi

Tour mediamente facile su strade collinari ben asfaltate, curvose e con qualche tornante e con qualche tratto di sterrato facilmente aggirabile. Servizi buoni e ben distribuiti. Panoramico, naturalistico e con buone occasioni per sgranchirsi le gambe.

Lunghezza

102Km. di cui circa 10 di strada bianca

Tempo di percorrenza indicativo

3h + le soste. Velocità media piuttosto bassa

 

Il tour dei Colli Euganei inizia dall'uscita autostradale di Monselice, sulla A13 Bologna-Padova. Dopo il casello si gira a destra in direzione Monselice centro, e si prosegue sempre dritto attraversando la cittadina. Avvicinandosi all'abitato, si può ammirare sul fianco del colle il Santuario Giubilare delle Sette Chiese, interessante passeggiata con vista sulla cittadina.

Uscendo da Monselice in direzione Baone-Este si percorre la strada che con lievi saliscendi accompagna i primi pendii delle colline. Normalmente poco trafficata, non offre però caratteristiche tali da renderla interessante per la guida. Giunti ad Este, si prosegue dritto verso il centro del paese; in vista della rocca, sulla destra si diparte la strada che sale a Calaone. Se preventivate una sosta ad Este, non mancate di fare due passi nel giardino del castello estense.

La panoramica che porta a Calaone è larga e ben asfaltata; una serie di tornanti porta subito in quota offrendo alla vista lo spettacolo della pianura che si estende ai piedi dei colli; una visione particolarmente suggestiva in giornate limpide, quando è possibile ammirare l'estensione della pianura Padana fino agli Appennini.

Giunti a Calaone, di fianco alla chiesa si infila una stradina senza segnalazioni che scende a picco lungo il fianco della montagna. E' asfaltata, ma stretta e tagliata trasversalmente da grate per la raccolta dell'acqua che sollecitano sospensioni e fondoschiena. Passando sul retro del monte Cero, la strada scende verso Valle S. Giorgio alternando tratti in vertiginosa discesa ad altri semipianeggianti, ora attraverso la boscaglia, ora offrendo squisite panoramiche sul morbido paesaggio dei Colli fino ad innestarsi, in un piccolo ma suggestivo canyon, sull'arteria che da Baone porta a Valle S. Giorgio e che prendiamo girando a sinistra.

Proseguiamo attraversando Valle S. Giorgio tenendo la sinistra in direzione Cinto Euganeo, ma facendo attenzione alle indicazioni a destra; appena scorgiamo l'indicazione per Villa Beatrice d'Este prendiamo a destra seguendo la strada stretta che sale allontanandosi dal paese. Ben presto ci troviamo in mezzo alla boscaglia su una strada che dopo qualche chilometro diventa bianca, anche se dal fondo liscio e ben compatto. In contatto con la natura proseguiamo per pochi chilometri fino alla breve deviazione che a sinistra ci conduce alla villa.

Ritorniamo sui nostri passi, o, meglio, sulle nostre tracce, fino alla strada principale, se così possiamo chiamare la strada sterrata che viene da Valle S. Giorgio, che prenderemo a sinistra in direzione Cinto Euganeo - Fontanafredda. Ancora qualche centinaio di metri di sofferenza, poi riposiamo la mescola sul nastro d'asfalto che ci conduce nella discesa verso la provinciale dove gireremo a destra in direzione Fontanafredda. Utilizziamo questo tratto per pulire i fianchi delle ruote dalla polvere… Girando invece a sinistra si raggiunge Cinto Euganeo, dove una antica fornace ospita il museo di Cava Bomba con un'ampia rassegna di minerali e fossili.

A Fontanafredda giriamo a destra verso Teolo (Natalino Balasso lo pronuncerebbe con l'accento sulla prima "o": Teòlo). Il tratto che sale verso passo Roverello, breve ma gustosamente asfaltato e tortuoso, ci consente di sgranchire le giunture del collo d'oca e rimettere in circolo l'olio. Un po' di "moto", come dice il dottore, fa sempre bene. Facciamo attenzione arrivando al passo, meta di gite domenicali per le famigliole della zona: vediamo di non falciare quelli che un giorno dovranno essere in piena efficienza fisica per lavorare allo scopo di pagarci la pensione… E' un buon posto per distendersi sull'erba a rilassarsi.

Al passo Roverello prendiamo la strada a sinistra dell'albero (volendo, potete prendere anche quella a destra, se volete fare una deviazione; l'importante è che non centriate l'albero che difficilmente offrirebbe qualche collaborazione nell'evitare l'impatto). Dopo una lieve discesa, la strada si inoltra nella boscaglia e prende a salire verso passo Roccolo; piuttosto sconnessa, non è affatto noiosa, anzi è piuttosto divertente. Ad un certo punto, sulla destra c'è una chiesetta con un piccolo parcheggio dal quale si può ammirare l'eremo camaldolese appollaiato sul monte Rua, che visiteremo più avanti. Lo scollinamento è seguito dalla discesa verso la strada che, a sinistra, conduce a Castelnuovo - Teolo.

Giunti a Castelnuovo, rallentiamo non solo per attraversare il paese, ma anche per non mancare la deviazione che, con un brusco tornante a destra, ci permette di imboccare il Sentiero delle Volpi o Percorso degli Olivetani. Si tratta di una suggestiva deviazione che attraverso prati, boscaglie e fattorie passa ad est delle colline rocciose che separano Castelnuovo da Teolo. Dopo una brusca discesa approssimativamente asfaltata, il sentiero diventa un ben tenuto sterrato. Non meravigliatevi se durante l'attraversamento di questo incontaminato angolo di natura vi sorprenderete ad immaginarvi a cavallo di un ronzino con la paura che qualche brigante armato di arco e frecce vi salti addosso per derubarvi della selvaggina che state riportando a casa… va beh, avete capito l'atmosfera, vero? L'ultimo tratto, in salita, vi porta all'incrocio con la strada per Teolo, che si raggiunge girando a destra.

All'incrocio di Teolo (come, quale incrocio? L'unico che c'è in paese, naturalmente!) una deviazione sale al monte della Madonna, la cui cima, oltre alla vista al santuario, offre l'opportunità di ammirare il panorama dal punto più a nordovest dei colli. I monti Berici a tiro di cinquantino sbiellato, e Vicenza con le Alpi sullo sfondo disegnano un quadro che fa rimpiangere l'idea di essere a metà del giro.

Scendiamo di nuovo a Teolo, che ha dato i natali allo storico romano Tito Livio, dove all'incrocio (sempre quello descritto prima in dettaglio) giriamo a sinistra in direzione Treponti. Pennelliamo i tornanti e le curve che scendono verso la pianura nord dei colli, e attraversiamo Treponti continuando sulla strada diritta e pianeggiante costeggiata sulla destra da una serie di ville antiche.

Dopo qualche chilometro, sulla destra, una deviazione ci porta all'imponente abbazia benedettina di Praglia, dove, se ritenete che valga una sosta, non fatevi mancare una visita all'erboristeria sul retro del complesso, nota per liquori e cosmetici prodotti secondo antiche e segrete ricette.

Ritorniamo sui nostri passi uscendo dal parcheggio dell'abbazia, e giriamo a destra al primo incrocio, seguendo le indicazioni per Tramonte prima e Luvigliano (frazione di Torreglia) poi. In quest'ultimo paese vale la pena soffermarsi ad ammirare la Villa dei Vescovi con la cui mole sovrasta la zona circostante alla collinetta sulla quale sorge.

Proseguiamo il giro puntando verso Torreglia Alta che raggiungiamo percorrendo un budello caratterizzato da una serie di violenti tornanti da domare a forza di cavalli e virgole di mescola sull'asfalto.

Dopo Torreglia una deviazione a sinistra ci consente di arrivare alla cima di monte Rua attraversando la foresta selvaggia che ne ricopre le pendici. Un famoso e pittoresco monastero occupa la sommità del monte che è circondata da un comodo sentiero per chi volesse sgranchirsi le gambe per ammirare il paesaggio circostante da uno dei migliori punti di osservazione. La visita al monastero di clausura è consentita agli uomini in alcuni giorni della settimana; molto interessante per avere un'idea di come si svolge la vita di clausura. Alle ospiti del sellino posteriore e alle purtroppo rare centaure è consentito l'accesso all'erboristeria a fianco dell'ingresso.

Scendiamo lungo la strada che ci riporta verso Torreglia, ma all'incrocio che ci ha portato a Monte Rua giriamo a destra infilando la stradina che con una discesa vertiginosa ci consente di accorciare il tragitto verso Galzignano Terme, sede di insediamenti sin dal II secolo a.c., dove merita una sosta la villa Valsanzibio (Contarini) e l'annesso giardino.

Lasciando Galzignano, imbocchiamo la strada per Arquà Petrarca, perla dei colli (questa è solo la mia umile opinione, ma non ammetto pareri contrari), ma siccome se è troppo facile non la vogliamo, la abbandoniamo a Valsanzibio per entrare in paese e risalire la valle a nord del monte Ventolone. La strada, che dopo Valsanzibio diventa bianca, attraverso la natura selvaggia della zona muore sull'arteria asfaltata che congiunge Faedo con Arquà Petrarca. Imbocchiamola girando a sinistra in direzione di quest'ultima dove arriveremo da nord.

Obbligatorio parcheggiare e fare due passi nel centro storico che ha mantenuto il fascino del borgo medievale che ha visto Francesco Petrarca passarvi gli ultimi anni della sua vita; dopodiché usciamo da Arquà Petrarca percorrendo la pittoresca strada che scende in direzione di Battaglia Terme per rientrare infine a Monselice dove possiamo riprendere l'autostrada.

Prenotazione hotelHotel, bed and breakfast, apartment-venere.com
Destinazione:
Arrivo:
Partenza:
Persone: Camere:
Autore: Marco Springhetti - www.selectrom.com Data: Novembre 2001, Marzo 2002

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